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Questo articolo è stato pubblicato il 25 marzo 2011 alle ore 11:54.

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In Giappone ancora un mese di lavoro alla centraleIn Giappone ancora un mese di lavoro alla centrale

Sono ricerche molto complesse e costose (nel caso di Iter, l'investimento è di 10 miliardi di euro). In entrambi i casi verrebbero emesse scorie radioattive in misura ridotta che si estinguerebbero in 100 anni invece che in 10 mila nel caso della fissione. Secondo gli esperti la fusione controllata sarà in grado di produrre energia non prima però della II metà del XXI secolo.

Negli Usa ci sono studiosi che tentano di verificare se sia possibile concretamente fare a meno del nucleare sfruttando unicamente le risorse rinnovabili.

Lo scorso anno Mark Jacobson, professore di ingegneria alla Stanford University, e Mark Delucchi, Energy and Environmental Systems Analyst della University of California Davis, hanno pubblicato uno studio in cui spiegavano come il pianeta avrebbe ottenuto il 100% di energia dalle rinnovabili entro il 2050.

«Sono necessarie 4 milioni di turbine a vento da 5 megawatt ciascuna (la Cina ha costruito la prima turbina da 5 megawatt l'anno scorso), 90 mila centrali a energia solare (attualmente nel mondo ce ne sono circa tre dozzine) e 1,7 miliardi di pannelli solari da 3 kilowatt ciascuno (uno per ogni 4 abitanti sul pianeta)». La sfida più grande però, spiegano i due studiosi, sarà quella di estrarre metalli a sufficienza come il neodimio, pre produrre energia per i motori elettrici. Sembra un progetto ancora poco realistico quello di Jacobson e Delucchi.

E in Italia a che punto siamo? «A parte che da anni non esiste un piano energetico nazionale», commenta il ricercatore Gianluca Alimonti, detentore di un brevetto su una cella fotovoltaica, che aggiunge: «Più che incentivare la diffusione nel nostro Paese dell'energia fotovoltaica in silicio cristallino (la tecnologia su cui sta puntando attualmentel'Italia), bisognerebbe investire qualche milione di euro sulla ricerca e sviluppo di altre tecnologie basate sempre sullo sfruttamento dell'energia solare, che vanta un grossissimo potenziale».

Alimonti incalza: «Stiamo buttando via 3 miliardi di euro per una fonte rinnovabile, quella solare, che è realizzata per il 70% all'estero e che a detta di molti studiosi del campo non raggiungerà mai la competitività economica. Mi riferisco a questo tipo di tecnologia fotovoltaica», tiene a precisare Alimonti.

Ma c'è una terza via che potrebbe aprire la strada alla produzione di energia pulita a basso costo, senza l'emissione di radiazioni. È quella che si potrebbe produrre con il sistema nucleare a fusione fredda.

Prima ancora che Martin Fleischmann e Stanley Pons presentassero nel 1989 alla comunità scientifica mondiale il loro esperimento di fusione a freddo (l'esperimento prevedeva l'utilizzo del palladio che veniva caricato di idrogeno pesante e una volta superata una concentrazione soglia di idrogeno dentro il palladio, i nuclei cominciavano a fondere liberando energia) già diversi studiosi italiani avevano realizzato i loro esperimenti in piccolo.

Sebbene Fleischmann e Pons furono contestati dalla comunità scientifica, all'Università di Milano, Giuliano Preparata, ai tempi professore ordinario di fisica nucleare, elaborò la sua teoria sulla fusione fredda. La teoria venne successivamente confermata da uno studio commissionato dal direttore del centro Enea di Frascati e premio Nobel alla Fisica, Carlo Rubbia, che venne svolto dai ricercatori Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo e il sopracitato Emilio Del Giudice.

Inspiegabilmente Carlo Rubbia non diede mai seguito a quel lavoro di ricerca nonostante avesse incaricato lui il gruppo di Frascati ad effettuare la dimostrazione della teoria di Preparata (è la storia "misteriosa" del famoso "Rapporto 41").

Negli anni '90 all'Università di Siena anche i fisici Sergio Focardi e Francesco Piantelli ottennero risultati interessanti sulla fusione fredda.

Rimase lo scetticismo della comunità scientifica e l'interrogativo del perchè nessuno volesse investire per sviluppare una tecnologia che aveva l'ambizione di produrre energia pulita a basso costo.

Sono passati oltre ventanni dall'annuncio ufficiale di Fleischmann e Pons e alcuni ricercatori hanno continuato a sperimentare.

Una recente presentazione di fusione a freddo o meglio di "reazione nucleare nella materia condensata" (qualcuno inizia a definirla così) risale allo scorso 14 gennaio a Bologna.

Sergio Focardi, attualmente professore emerito all'Alma Mater di Bologna, tra i massimi esperti di fusione a freddo, e Andrea Rossi, l'ideatore dell'apparecchio utilizzato per l'esperimento (Andrea Rossi era proprietario negli anni '80 di Petraldragon, coinvolta nello scandalo dello stoccaggio di rifiuti tossici) hanno dimostrato che è possibile produrre una potenza termica costante tramite un processo nucleare che utilizza il nichel, creando grosse quantità di energia a basse temperature senza l'emissione di radiazioni. I risultati a termine dell'esperimento: «Sono stati consumati 600Wh e ne sono stati prodotti 12 mila all'ora». Qualche studioso presente all'evento di Bologna ha tentato di prendere misure ma non è stato possibile. Dentro la celletta infatti è presente un additivo, di cui non è non è stata dichiarata la composizione chimica e su cui Rossi non vuole dire nulla perchè l'informazione è coperta da segreto industriale.

Sulla fusione fredda c'è ancora molta prudenza da parte del mondo accademico internazionale. Non esiste infatti ancora un meccanismo teorico in grado di spiegare il fenomeno. Le evidenze però rimangono