L'esame della riforma procede a singhiozzo
A.Che.
Di riforma delle professioni se ne parla dall'inizio della legislatura. E si tratta di un'eredità di tentativi che rimontano ancora più indietro. Le proposte attualmente al vaglio della commissione Giustizia della Camera – una di iniziativa popolare, che proviene dalla scorsa legislatura, e l'altra a firma Maria Grazia Siliquini (Pdl), che ne è anche relatrice – sono state entrambe presentate il 29 aprile 2008: si avviano, pertanto, a compiere tre anni, ma non hanno fatto grandi passi avanti.
La prima non viene presa in considerazione dallo scorso novembre, mentre la proposta Siliquini risulta tuttora in calendario, anche se viene esaminata a singhiozzo. In quest'ultima non si parla espressamente di competenze, perché si tratta di un disegno di legge quadro che per i dettagli rinvia a regolamenti attuativi. L'intento è di modernizzare le professioni, partendo dal presupposto che sono comunque necessarie. Niente deregulation, insomma. La regolamentazione delle professioni – si legge nella relazione di accompagnamento al Ddl – non costituisce «un relitto del passato», «ordini e collegi professionali non discendono affatto dalle corporazioni medioevali».
Ben vengano il mercato e la concorrenza, ma i cittadini e le imprese devono essere in grado di scegliere un professionista "certificato", con un'adeguata formazione universitaria, un tirocinio professionalizzante o il superamento di un esame di Stato e la cui indipendenza e correttezza sia garantita dall'ordine di appartenenza.
A fare buona compagnia a questa riforma sono poi arrivate sei proposte (una parte delle quali riguardano le professioni non regolamentate), tutte assegnate alla commissione Giustizia di Montecitorio ed esaminate congiuntamente sia al disegno di legge di iniziativa popolare (atto C3) sia al progetto Siliquini (atto C 503). Da novembre, però, solo quest'ultima, seppure in modo altalenante, è andata avanti e al momento risulta abbinata alla proposta presentata da Andrea Lulli (Pd; atto C3581) sulla modernizzazione e qualificazione degli ordini professionali.
Più avanzata, invece, la nuova disciplina dell'ordinamento forense, già approvata dal Senato e in calendario sempre alla commissione Giustizia della Camera. Nella riforma (atto C3900) si parla anche di competenze. Anzi, l'articolo 2 – che riserva l'attività di consulenza e di assistenza legale stragiudiziale agli avvocati – ha innescato le critiche delle associazioni di consumatori, che sarebbero così estromesse dalla difesa dei cittadini di fronte agli organismi di conciliazione, ed è stato stigmatizzato da diverse autorità di garanzia, a cominciare dall'Antitrust, che vi vede limiti alla concorrenza.
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