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Questo articolo è stato pubblicato il 04 aprile 2011 alle ore 15:18.

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L'Inter si rituffa in Europa per il secondo esame di tedesco, prime crepe nel Barcellona dei miracoliL'Inter si rituffa in Europa per il secondo esame di tedesco, prime crepe nel Barcellona dei miracoli

La settimana europea che si apre è il senso della primavera del calcio, dopo l'inutile brodo di dado delle nazionali. Guarderemo con attenzione all'Inter che dovrà avere meno ottimismo e più cinismo (non la migliore qualità di Leonardo) nell'approcciare il secondo esame di tedesco consecutivo. Mentre il Bayern faceva correre brividi di emozione e solleticava la fantasia, lo Schalke è una prova di grammatica elementare: servono studio metodico e pazienza, non miracoli.

Quella normalità esplosiva che un anno fa non lasciava dubbi su chi avrebbe passato il turno tra l'Inter e il Cska Mosca. Non c'erano dubbi soprattutto nella testa de giocatori, che è l'unica cosa che conta. Non furono partite indimenticabili, ma nemmeno queste lo devono diventare: il contrario sarebbe un pessimo segnale. Così come è sempre brutto segno guardare troppo al passato nel tentativo di ricalcare le stesse orme. Ogni storia è diversa e diversamente va vissuta. Non fossimo così totalmente risucchiati dalle vicende italiane, sarebbe più interessante annusare il vento nuovo che arriva dalla Spagna e che è quanto di più intrigante si possa respirare oggi nello sport europeo.

La città della gioia, praticamente inespugnabile se non in episodi così isolati da sembrare incidentali, sta scoprendo crepe nelle sue mura. Tutti d'accordo nel considerare sempre e comunque il Barcellona la squadra più forte, a prescindere dai risultati: nell'ultimo lustro poteva anche perdere, come in effetti ha perso, ma questo non faceva crollare la certezza di fondo. I più forti sono loro, quelli del Barca, perché l'idea non teme il confronto del tempo e dei risultati. Questione di filosofia di vita, un piano preciso e inattaccabile tracciato sull'identificazione con il territorio da un olandese, Johann Cruyff, prima giocatore, poi presuntuosissimo allenatore e poi ancora illuminato plenipotenziario. Ha creato un progetto vincente sull'esorcismo della principale paura di tutti i bambini che si avvicinano allo sport: quella del pallone.

Tutti i bambini hanno paura del pallone e tendono a passarlo troppo e subito o a non passarlo mai, perché non lo conoscono e dunque non ne sono capaci. Il Barca rende i ragazzi amici della palla: per farla semplice gli insegna a giocare, seguendo moduli precisi che sono grosso modo gli stessi dai Pulcini fino a Messi. Impari senza soluzione di continuità. Nel calcio come nel basket: il Barcellona è un distintivo sul petto. O meglio, la divisa di Superman color blau-grana. La settimana passata ha infilato candelotti di criptonite nelle mura della città della gioia.

Il primo è stato uno stregone serbo che si chiama Zelimir Obradovic, è l'allenatore più bravo, vincente e pagato dell'Europa dei canestri e ha tolto al Barcellona il più scontato dei sogni: quello di rappresentare se stesso nelle Final Four di Eurolega organizzate in casa a maggio. Se ci pensate, un disastro: il Barca è campione in carica e anche in questa edizione era la principale favorita. Ora in casa sua dovrà consegnare in contumacia il titolo europeo a qualcun altro. Magari addirittura al Real Madrid che deve giocare la bella col Valencia e sarebbe un (improbabile) colmo dei colmi. Nessuno poteva però immaginare che le cariche più pericolose le avrebbe piazzate addirittura il maghetto di casa, Pepp Guardiola che ai microfoni Rai ha detto chiaro e tondo: «La mia esperienza qui sta finendo». È seguito un goffo tentativo di retromarcia da parte sua e di tutto l'ambiente Barca: palo pieno, perché è vero che verba volant, ma fino a un certo punto, specie se si tratta di parole registrate che hanno fatto il giro del mondo.

C'è chi dice sia stato un messaggio in codice a Rosell, potente presidente del club. Sarà. Ma non sembra il momento giusto per lasciare bottiglie nell'acqua, alla vigilia di una piccola guerra mondiale: il confronto totale all'orizzonte con il Real Madrid. La partita di campionato sarà ormai una scatola dei trucchi con il Real troppo lontano in classifica. Ma poi ci sono Coppa del Re per la finale e soprattutto la ancora probabile doppia sfida in semifinale di Champions. Provate solo a immaginare appunto il Real dei canestri che alza la Coppa Campioni a Barcellona e quello del calcio che la alza alla faccia del Barca a Wembley. E poi diteci quanta voglia di sorridere resterebbe nella città della gioia. Ancora troppo ipotetico come scenario, ma quando c'è Mourinho di mezzo sarebbe meglio non fidarsi.

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