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Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2011 alle ore 10:34.
Bologna: il Carroccio alla conquista della Rossa mentre il Pd prova a far dimenticare l'ex sindaco Delbono e il Cev
Per la Lega è un passaggio fondamentale «per andare a chiudere il cerchio sul Nord». Talmente importante che, pochi giorni prima della chiusura della campagna elettorale, nella città delle due Torri arriverà perfino Umberto Bossi per spingere la volata di Manes Bernardini, sostenuto anche dal Pdl. Mentre il Pd è impegnato nel difficile compito di spazzare via la pesante eredità dell'ex sindaco Flavio Delbono, travolto un anno e mezzo fa da un'inchiesta per peculato e truffa aggravata.
Il Carroccio pronto a dare scacco alla "Rossa"
Hanno provato a convincere il commissario Anna Maria Cancellieri a indossare i panni di candidato del centro-destra per la poltrona di sindaco. Ma il prefetto, malgrado i molti attestati di stima, ha preferito declinare l'invito. Così il Pdl, dopo esser stato tentato dall'appoggio a Stefano Aldrovandi, ex amministratore delegato di Hera, ha scelto di puntare sul cavallo leghista: l'avvocato 38enne Manes Bernardini. Che dice di «volersi occupare dei problemi della signora Cesira e di chi rischia di farsi male inciampando nelle buche che ci sono per strada». Intanto, per provare a vincere la scommessa, Bernardini potrà però contare sul sostegno dei big del partito, Roberto Maroni e il Senatur su tutti. L'ultima volta che Bossi mise piede in città fu sei anni fa per la festa della Lega emiliana: ora il leader del Carroccio torna sotto le due Torri per provare a spezzare il dominio della sinistra.
Il Pd prova a smarcarsi da Delbono e a far dimenticare il Cev
Nessuno mai nel Pd avrebbe potuto immaginare la strana parabola del capoluogo emiliano. Dove in un anno e mezzo è successo davvero di tutto. Prima le dimissioni di Flavio Delbono travolto dallo scandalo su rimborsi spese e viaggi con la ex fidanzata Cinzia Cracchi. Poi il baratro del commissariamento nella città modello del buon governo della sinistra. E infine l'uscita di scena di Maurizio Cevenini, meglio noto come il "Cev", re delle preferenze alle ultime amministrative e 4.500 coppie sposate negli ultimi quindici anni. Un campione di consenso, insomma, subito incoronato candidato del Pd per le primarie. Almeno fino all'attacco ischemico che qualche mese fa ne ha bloccato la corsa spiazzando il partito, orfano improvvisamente del super-favorito per la successione a Delbono. Così le primarie si sono celebrate senza "mister matrimoni" e hanno decretato la vittoria di Virginio Merola, ex assessore di Sergio Cofferati e sostenuto anche da Idv, Sel e Federazione della sinistra. Un buon inizio, dunque, malgrado qualche gaffe. «Spero che il Bologna vada in A», si è lasciato scappare il candidato sindaco un po' di tempo fa. Con buona pace dei tifosi rossoblu.
Il Terzo polo punta sulla società civile
Sembrava destinato a diventare l'anti-Merola visto il gradimento espresso da alcuni settori del Pdl. Ma alla fine l'investitura del Terzo polo, che ha assicurato il suo supporto, ha incrinato il possibile avvicinamento tra l'ex amministratore delegato di Hera, Stefano Aldrovandi, e l'asse Pdl-Lega. «Mai con la sinistra e con Fli che è nostro avversario sul piano nazionale», ha continuato a ripetere il coordinatore cittadino del Pdl, Fabio Garagnani, e così è stato. Berlusconi&co hanno perciò optato per l'appoggio al candidato del Carroccio, mentre Fini e Casini hanno scelto il manager bolognese che gareggerà con una lista civica. Nella quale troveranno però posto anche esponenti terzopolisti, ma niente simboli per intercettare i voti «di chi ormai non crede più ai partiti politici».
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