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Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2011 alle ore 08:59.

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PARIGI - I tunisini non passeranno! Il ministro francese dell'Interno Claude Guéant, che oggi a Roma incontra il collega italiano Roberto Maroni, è stato chiarissimo: «La Francia non ha alcuna intenzione di subire un'ondata di immigrati provenienti dall'Italia. Per circolare liberamente all'interno dello Spazio Schengen non è sufficiente avere un'autorizzazione di soggiorno rilasciata da uno degli Stati membri. Bisogna avere dei documenti d'identità e soprattutto dimostrare di possedere risorse finanziarie adeguate. In caso contrario la Francia ha il diritto di riaccompagnare gli immigrati in Italia. Ed è quello che farà».
Istruzioni in tal senso sono state fornite dal ministero in una circolare firmata dal capo di gabinetto Stéphane Bouillon, e inviata nella tarda serata di mercoledì ai prefetti e ai responsabili di polizia e gendarmeria. Il testo ricorda innanzitutto che «i cittadini di un Paese extraeuropeo in provenienza da un altro Stato aderente all'accordo di Schengen possono entrare in Francia, per un periodo comunque non superiore a tre mesi, solo se in possesso di un permesso di soggiorno e del loro passaporto nazionale». La "e" è in neretto e sottolineata.

Inoltre il permesso di soggiorno, per essere ritenuto valido e quindi accettato, «deve appartenere a una delle categorie già notificate dallo Stato emittente alla Commissione europea». La lista di quelli previsti dall'Italia è fornita in un allegato alla circolare.
Ma il testo ricorda anche le cinque condizioni che devono essere verificate «con scrupolo dai servizi competenti» affinché l'immigrato venga autorizzato all'ingresso in territorio francese: essere in possesso di un «documento di viaggio valido»; avere, appunto, un permesso di soggiorno; non costituire una minaccia per l'ordine pubblico; dimostrare di non essere già entrato in Francia nei tre mesi precedenti; disporre di risorse sufficienti al proprio mantenimento.
Soprattutto quest'ultimo punto può rappresentare uno strumento di grande discrezionalità a disposizione della polizia. L'immigrato deve infatti dichiarare quanto tempo prevede di rimanere in Francia e per ogni giorno deve dimostrare di possedere 31 euro qualora abbia qualcuno in grado di ospitarlo (situazione che peraltro deve essere verificabile da parte delle autorità) o 62 euro in caso contrario.

Non passeranno, insomma. Tanto più che Guéant ha ricordato come la nuova legge sulla sicurezza interna «consente di effettuare controlli d'identità all'interno della fascia di venti chilometri dalla frontiera». Una possibilità, ha aggiunto il ministro, «che verrà utilizzata con tutti i i mezzi, tutte le forme, tutte le modalità necessarie». Guéant ha inoltre sottolineato che in marzo «2.800 tunisini in posizione irregolare sono stati intercettati sul territorio francese e in gran parte sono stati riportati in Italia».
E se qualcuno dovesse ancora avere dubbi sulla posizione del ministro ecco l'ultima considerazione di carattere più politico: «La Francia non può che rallegrarsi che la Tunisia entri in un'era di libertà e di democrazia, ma non è assolutamente disposta ad accettare un flusso immigratorio motivato esclusivamente da ragioni di tipo economico». Liberì si, ma a casa loro.

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