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Questo articolo è stato pubblicato il 13 aprile 2011 alle ore 06:38.

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FUKUSHIMA. Dal nostro inviato
D'ora in poi il nome Fukushima sarà associato in tutto il mondo a Chernobyl: il governo giapponese ha portato la sua valutazione della gravità dell'incidente alla centrale nucleare al livello massimo di 7 della scala internazionale, finora raggiunto solo dalla crisi atomica in Ucraina del 1986.
Inizialmente Tokyo aveva giudicato il caso a livello 4 e il 18 marzo l'aveva aumentato a 5: i due ulteriori gradini di gravità ufficializzati ieri hanno rilanciato le preoccupazioni internazionali e il sospetto di reticenze e ritardi nelle comunicazioni e nelle decisioni delle autorità nipponiche (oltre a pesare sulla Borsa, in calo di quasi il 2 per cento). Il capo di gabinetto Yukio Edano ha insistito sul fatto che si tratta di una misura tecnica scaturita da un accumulo di dati e che sarebbe sbagliato equiparare Fukushima a Chernobyl: l'ammontare delle radiazioni rilasciate finora sarebbe pari solo a un decimo di quelle emesse dall'impianto ucraino.
La situazione, ha sottolineato il premier Naoto Kan (apparso anche fisicamente indebolito dalla sconfitta di domenica scorsa in elezioni locali), starebbe anzi migliorando «passo dopo passo», con progressi nei lavori di ripristino e radiazioni in calo. Quanto alle accuse di scarsa trasparenza, un esponente del ministero degli Esteri fa notare che il governo ha informato, prima del suo stesso popolo, alcuni diplomatici stranieri della decisione. Resta la sgradevole sensazione che Tokyo stia rincorrendo Greenpeace: l'organizzazione ambientalista aveva chiesto il riconoscimento del livello 7 già tre settimane fa, così come da aveva sollecitato un ampliamento della zona di evacuazione di 20 km intorno alla centrale (approvate da Tokyo lunedì).
Inoltre continua lo stillicidio di cattive notizie, da un piccolo incendio - subito domato - presso l'impianto alla scoperta di tracce di stronzio radioattivo anche oltre 30 km di distanza. Ha fatto poi impressione la dichiarazione di un funzionario della Tepco, che non esclude la possibilità che le radiazioni totali in futuro superino quelle di Chernobyl. Ieri doveva essere un giorno di festa per la città-capoluogo di Fukushima, che per la prima volta dall'11 marzo tornava ad essere collegata a Tokyo dal treno veloce Shinkansen in poco più di un'ora e mezza. «Questa equiparazione a Chernobyl non ci voleva proprio: temo per il mio lavoro», dice Junko, impiegata di uno dei due uffici del turismo aperti dentro la stazione. I poster parlano di "città dei fiori" e della splendida fioritura dei ciliegi in un vicino parco, ma di turisti non se ne vedono proprio. In mattinata, un evento nel centro di Tokyo, cui ha partecipato Edano, ha promosso i prodotti agricoli e artigianali della provincia, mentre Kan ha lanciato un appello perché i giapponesi comprino i prodotti del Tohoku.
Non giova che proprio la zona di Fukushima sia stata l'epicentro di due nuove forti scosse di terremoto negli ultimi due giorni. L'ultima ieri pomeriggio alle 14.07 ora locale, di magnitudo 6,3: lo Shinkansen che portava i viaggiatori a Fukushima ha dovuto fermarsi. A identificare un desiderio di ritorno alla normalità è arrivato l'annuncio della riapertura al pubblico, da dopodomani, del grande parco di divertimenti di Tokyo Disneyland.
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