Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 20 aprile 2011 alle ore 06:36.
ROMA. Rinnovabili avanti tutta «con una soluzione equilibrata, che ne garantirà lo sviluppo a costi sostenibili. Tant'è che il decreto farà storcere il naso sia agli oltranzisti che rifiutavano il ridimensionamento sia a chi chiedeva praticamente la cancellazione degli aiuti» rimarca Paolo Romani, il ministro dello Sviluppo economico. Il nucleare? Addio a tempi migliori. Tornerà «solo quando verranno chiarite tutte le conseguenze e le incognite del disastro di Fukushima». Perché «abbiamo scoperto che nelle grandi centrali sono comunque possibili grandi incidenti». E bando al grande cortile delle emozioni e delle polemiche nazionali: l'atomo elettrico tornerà «solo con una decisione coordinata di tutta l'Europa».
Il decreto sui nuovi incentivi alle rinnovabili prende forma. Intanto ecco lo stop netto al nucleare. Un doppio scossone in una sola giornata. Cominciamo dalle rinnovabili. Oggi presenterete lo schema di decreto alla Conferenza Stato-Regioni. Lo digeriranno gli amministratori? E lo digeriranno le associazioni imprenditoriali che si combattono su fronti opposti: salva-incentivi e taglia-incentivi?
Dopo un mese e mezzo di confronti e mediazioni riteniamo che il decreto rappresenti un buona mediazione, condivisibile da tutti. Garantiremo al Paese un consistente sviluppo dell'energia fotovoltaica in un momento in cui il nucleare ha forti problemi, rendiamo sostenibile la produzione solare adeguando gli incentivi ai livelli garantiti dagli altri Paesi europei, con un decalage progressivo da qui a gennaio 2013 senza porre alcun limite agli incentivi dedicati agli impianti di potenza fino a 200 kilowatt che saranno del tutto liberi sui tetti e con un semplice meccanismo antifrazionamento, e quindi antispeculazione, per gli impianti a terra, con un ridimensionamento temporale degli incentivi proporzionale alla grandezza: meno veloce per i piccoli impianti, più veloce per quelli grandi. La transizione rispetto al vecchio sistema è garantita, e con essa la salvaguardia del pregresso. In vista della piena adozione, dal gennaio 2013, del modello tedesco che prevede un decalage automatico a seconda degli obiettivi raggiunti.
La meta, quella vera?
Arrivare a 25mila megawatt installati al 2017, quando la grid parity del fotovoltaico sarà raggiunta e gli incentivi non saranno più necessari.
Nel frattempo quanto spenderemo? E quanto spenderemmo lasciando invece correre invece il vecchio e ultra-generoso sistema?
Da qui al 2016 spenderemo a regime tra i 6 e i 7 miliardi, contro gli 11 o 12 miliardi del tendenziale a regole precedenti. Quelle regole che, voglio sottolinearlo, ci stanno già facendo raggiungere gli 8 mila megawatt indicati nell'obiettivo Ue del 20-20-20, con autorizzazioni di allaccio richieste fin d'ora per altri 25 mila megawatt. Il tutto con un effetto che sarebbe stato devastante per i consumatori, le famiglie e le imprese, a cominciare da quelle piccole.
Permalink
Ultimi di sezione
-
l'inchiesta «ambiente svenduto»
Ilva, arrestato il presidente della provincia di Taranto per concussione - I dieci mesi decisivi dell'Ilva
-
la provocazione
Renzi: «M5s? È destinato a spaccarsi. È ridicolo che discutano di scontrini»
-
l'immagine di un leader
I mille volti di Beppe Grillo
di Sara Bianchi
-
da avellino
Epifani a Berlusconi: basta mine e attentati al Governo
-
calcio
Sassuolo, 40mila abitanti e una realtà che da oggi si chiama Serie A - In città scoppia la festa
-
neo promossa in a
Sassuolo, in città scoppia la festa








