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Questo articolo è stato pubblicato il 06 luglio 2011 alle ore 06:43.

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L'angelina di Angelino, così come prescrive il manuale del perfetto portavoce, vive appiccicata al neo segretario politico del Popolo della libertà, nonché Guardasigilli.
Di pedinamenti Danila Subranni se ne intende. Non c'è immagine televisiva degli ultimi tre anni che alle spalle del ministro non ritragga un segugio con i capelli biondi perennemente arruffati e lo sguardo severo di quei siciliani (è di Licata, in provincia di Agrigento) che sembrano avercela con il mondo intero.
Una simbiosi scandita anche dai passi ormai perfettamente sincronizzati: Angelino Alfano avanti, sempre sorridente, mentre lei, imperturbabile, lo tallona. Sono cose che non s'imparano, che devi avere nel sangue. La fedeltà, il silenzio, persino l'andatura marziale di questa quarantenne, sono tutti tratti ereditari. Danila è figlia del generale dei carabinieri Antonio Subranni, capo dei Ros dal 1990 al 1993, un investigatore della benemerita che per quelle strane coincidenze del destino ha incrociato tre fatti cruciali della storia della mafia in Sicilia: nel '78, allora giovane maggiore a Palermo, svolge le indagini per l'omicidio di Peppino Impastato, il militante di estrema sinistra di Cinisi che si ribellò allo straporte mafioso di Tano Badalamenti. Fu Subranni, insieme con tutto lo staff investigativo, a propendere per la tesi, che poi si rivelerà totalmente infondata, secondo la quale Impastato fosse vittima di un attentato terroristico ordito da lui stesso; nel '93, secondo i giudici della Corte d'assise di Firenze, Subranni, nella qualità di comandante dei Ros, fu informato dal colonnello Mario Mori, suo sottoposto, della trattativa instaurata con l'organizzazione mafiosa Cosa Nostra per il tramite di Vito Ciancimino; infine, colleziona un'indagine di favoreggiamento alla latitanza del boss Bernardo Provenzano, da cui è stato in parte scagionato (il Pm ha chiesto l'archiviazione).
Danila, a differenza del padre, non è affatto allergica alla politica e ai politici. Confessa il generale nel corso di un'audizione della Commissione antimafia: «Vedo tanti nomi: Mancino, Rognoni, Martelli. Non li ho mai conosciuti. Sia chiaro: sono difettoso, sono deficiente per quanto riguarda le relazioni con gli uomini politici».
Danila, invece, non è difettosa. Vuole fare la giornalista, ma bazzicando la redazione dei giornali palermitani intuisce che la politica, come la Sicilia per Goethe, è la chiave di tutto. I Ros, dopotutto, sono una nave scuola di trame, intrighi e trattative inconfessabili. Quasi come un partito della Seconda repubblica. Gli amici da quelle parti non mancano: l'assessore siciliano di Forza Italia Dore Misuraca, una volta fedelissimo di Alfano e ora transfuga con Micciché, la recluta come addetta stampa. È lì che Angelino scopre la sua angelina custode e guardaspalle. Un'attitudine che a via dell'Umiltà di sicuro tornerà comoda.
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