
ROMA
Il lunedì nero di Piazza Affari ha ben poco a che vedere con le vendite allo scoperto e nelle scelte degli investitori, ieri, le valutazioni sul rischio-Paese riassunte dallo spread dei titoli di stato sui bund che sfonda i 300 punti hanno finito con il prevalere rispetto alle analisi sulle singole società quotate. È questa la prima, preoccupata constatazione degli esperti Consob. Anche se occorrerà aspettare le 15,30 di oggi per avere un'idea più precisa del funzionamento del dispositivo, in funzione da ieri, che impone l'obbligo di comunicazione alla Consob per le posizioni ribassiste corte e "rilevanti" sui titoli azionari italiani, qualche evidenza di come si è mosso il mercato c'è già. «A una prima analisi, ancora provvisoria e soggetta a verifica– spiegano presso l'autorità di vigilanza sul mercato – sembra che le vendite allo scoperto abbiano avuto un ruolo marginale nella seduta. Dai riscontri che la Consob ha avuto, l'impressione è che non si tratti di vendite allo scoperto, ma di vendite effettive».
Il nuovo regime di trasparenza in materia di vendite allo scoperto, che si applica quando le posizioni nette ribassiste allo scoperto siano uguali o superiori al 0,2% del capitale dell'emittente, potrà certamente dissuadere gli speculatori del mordi e fuggi ma serve poco contro i sintomi di quella sfiducia che è nata sul terreno della finanza pubblica. Certo, è molto probabile che ad amplificare la pioggia delle vendite abbiano contribuito i software che azionano in modo automatico i meccanismi di stop loss, però non sembra, secondo le prime valutazioni, di essere in presenza di un fenomeno puramente speculativo, ma di investitori che hanno titoli italiani in portafoglio e che scelgono di uscire: una situazione quindi nata sul mercato obbligazionario per riverberarsi poi su quello azionario.
Si dovrà comunque attendere quest'oggi per conoscere quante siano state le vendite allo scoperto vere e proprie, secondo previsto dalla norma di legge, che sottolinea anche come l'obbligo di comunicazione entro il giorno successivo sia nei confronti dell'Autorità di Vigilanza e non del mercato. Una scelta, quella compiuta con le disposizioni in vigore da ieri, che è stata studiata apposta per minimizzare qualunque effetto prociclico; un effetto che sarebbe potuto derivare, ad esempio, da un obbligo diretto di informazione al mercato. Proprio equivocando su questo punto ieri Jim Rogers, presidente di Rogers Holdings e cofondatore del Quantum Fund insieme al finanziere George Soros, intervistato dalla rete tv Cnbc, aveva affermato che le nuove regole sarebbero in realtà controproducenti, perchè potrebbero generare un'emulazione nei comportamenti ribassisti.«La Consob – spiegano invece presso l'authority – é consapevole del rischio emulazione e, come é evidente nel testo del provvedimento, ha previsto un obbligo di comunicazione alla Commissione e non al mercato. Non c'é dunque alcun effetto di trascinamento. Il guru di Wall Street – si osserva – ha frainteso il contenuto del provvedimento».
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