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Questo articolo è stato pubblicato il 23 luglio 2011 alle ore 08:12.

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FRANCOFORTE. Dal nostro corrispondente
Dietro all'accordo di due giorni fa a Bruxelles sul salvataggio della Grecia si nasconde una Germania che, bene o male, si sente sempre più investita nel futuro della moneta unica. È anche questa l'ottica in cui leggere i commenti favorevoli che il cancelliere Angela Merkel ha avuto ieri sulla recente manovra italiana.
«Credo che il pacchetto italiano di misure di risparmio sia assolutamente buono - ha affermato la signora Merkel a Berlino nella sua ultima conferenza stampa prima della pausa estiva, che trascorrerà in parte anche in Italia - ma rappresenta un processo in corso e richiede nuove misure per il futuro».
«Come ho già detto per altri casi, devono essere compiuti altri passi. Il debito complessivo italiano non è proprio piccolo e per questo la strada per l'Italia sarà più lunga», ha aggiunto la signora Merkel che ha fatto notare come la manovra appena approvata in velocità dal Parlamento italiano e del valore di 47 miliardi di euro abbia aiutato ad arginare il contagio.
«Gli effetti di contagio sono una cosa e la reale situazione dell'Italia è un'altra - ha detto il cancelliere - quello dell'Italia è stato un passo giusto e necessario. Ciò che ha fatto sì che aumentasse l'insicurezza nei giorni scorsi, è che ci si chiedeva "Ci sarà questa manovra, quando ci sarà?", ma tutto si è risolto per il meglio ed è stato molto importante che anche l'opposizione abbia approvato la manovra».
A dieci anni dalla nascita dell'unione monetaria, il controllo reciproco tra i Paesi della zona euro è ormai un dato di fatto, ma raramente il capo di un Governo si permette di commentare pubblicamente le manovre economiche dei suoi partner, salvo i casi eccezionali della Grecia, dell'Irlanda e del Portogallo, che beneficiano di aiuti europei.
Dietro alle parole della signora Merkel si intravede la forte preoccupazione suscitata dal nervosismo sui mercati nei giorni scorsi e dal forte aumento dei rendimenti anche italiani. A Berlino e a Francoforte è cresciuta improvvisamente la consapevolezza di un possibile effetto-domino nella zona euro, tale da mettere a rischio l'intera unione monetaria.
D'altro canto, lo stesso pacchetto di misure a favore della Grecia, in tutto circa 160 miliardi di euro, è anche un segno di fiducia della Germania nei confronti dell'euro. Ieri nella sua conferenza stampa, la signora Merkel si è definita una «europea appassionata», ma soprattutto ha sottolineato: «Un'Europa senza più l'euro non è più pensabile».
Dal canto suo Silvio Berlusconi ha voluto esprimere anche ieri la propria soddisfazione per la soluzione del caso Grecia: «Tutti i mercati premiano l'euro e registriamo un risultato buono sullo spread che è sceso a 225 punti dopo essere arrivati a 327 con un calo di 100 punti», ha commentato nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha varato (salvo intese) la riforma costituzionale. Alla luce di questi primi riscontri, ha affermato, «confermiamo la bontà di quanto successo ieri a Bruxelles. Non è stato facile – ha raccontato –. Abbiamo fatto nove ore di riunione ma alla fine abbiamo raggiunto l'accordo che dimostra che l'Europa è un'entità politica vera». Ancora: si è «dimostrato di essere capaci di mettere da parte gli egoismi dei singoli Stati». E l'Italia? «L'aspettativa di tutti è che entro il 2014 riusciremo ad azzerare i nostri deficit di bilancio per arrivare al pareggio», ha risposto il premier. Che ha poi ribadito quanto detto ai giornalisti la sera prima al termine del vertice europeo: «Ho ricevuto i complimenti da tutti per i tempi miracolosi» con cui è stata approvata la manovra. Ma l'intervento di correzione dei conti, ha aggiunto, non è l'unico "baluardo" italiano: in questi giorni è stata verificata la «struttura economica sana delle nostre banche, che hanno tutte superato gli stress test e, quindi, anche i titoli bancari hanno avuto una ripresa».
Ora si va avanti con le riforme e Berlusconi si augura che possa esserci collaborazione dell'opposizione. Le riforme sono indispensabili in un Paese con troppi ostacoli alla crescita economica: l'Italia ha un problema di crescita, ha spiegato il premier, e tra le varie cause, oltre al debito pubblico «moltiplicato per otto volte dai Governi del compromesso storico», c'è anche una pubblica amministrazione «pletorica e inefficiente».
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