Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 03 agosto 2011 alle ore 06:38.

My24


Dovrebbe essere la Norimberga egiziana, forse dell'intera Primavera araba. Per ora. Alla sbarra della giustizia penale, civile e della Storia, Hosni Mubarak, i due figli, il ministro degli Interni e sei capi della Sicurezza. Si incomincia oggi. L'accusa è di furto per milioni di dollari dello Stato e omicidio.
Il dittatore tunisino era già stato giudicato e condannato, ma in contumacia. Qui, nell'aula approntata alla scuola di polizia, siederà il regime in carne ed ossa. Anche se quello egiziano era brutale e i morti della rivolta sono stati 850 in 18 giorni, è difficile chiamare Norimberga il processo che si apre oggi alla periferia settentrionale del Cairo. Soprattutto pensando alle abitudini di Bashar Assad in Siria, alla guerra civile in Libia o al re del Bahrein che per sedare la rivolta nel suo Paese ha chiamato le truppe saudite.
Ma la giustizia, legittima e vendicativa, vuole i suoi colpevoli. I giovani di pazza Tahrir - in questo insieme ai Fratelli musulmani - sono tornati in strada, si sono scontrati con le forze dell'ordine perché il processo si tenesse. Ieri il nuovo ministro degli Interni ha garantito che ci sarà anche Mubarak, nonostante le condizioni di salute. Per evitare che la piazza si sollevi ancora, l'ex dittatore sarà portato in elicottero dall'ospedale di Sharm el-Sheikh dove è ricoverato. La Storia spiega che per iniziare il nuovo bisogna chiudere col passato. Farlo in modo giacobino, però, porta a volte frutti indesiderati: garantì Terrore e bonapartismo in Francia; sangue e repubblica islamica più recentemente in Iran.
Ci sarebbe un altro modo ancor più radicale per chiudere col passato. Quello di Nelson Mandela e del vescovo Desmond Tutu: una Commissione per la Verità e la Riconciliazione nella quale ciascuno riconosce pubblicamente le sue colpe, la società civile faticosamente perdona e guarda al futuro. Così furono sradicati dal Sudafrica i miasmi dell'apartheid.
Il perdono non è parte della cultura araba e difficilmente è praticato nelle altre. Ma sei mesi dopo l'inizio della Primavera consentirebbe agli egiziani di guardare avanti, dedicarsi al prossimo passo verso la democrazia e non ai conti col passato. Futuro sono le regole del gioco che bisogna scrivere: Costituzione, istituzioni, legge elettorale. Con una manifestazione imponente, la settimana scorsa l'Egitto islamico ha mostrato la sua forza e chiesto il Paese che vuole. I giovani di piazza Tahrir, invece, continuano a chiedere che anche i militari siano messi alla sbarra come Mubarak. Non sono i migliori garanti della transizione: il regime che si giudica oggi è fatto da militari come loro. Ma al momento la tradizione laica delle forze armate è la sola garanzia per costringere l'islamismo in un quadro di regole democratiche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Shopping24

Dai nostri archivi