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Questo articolo è stato pubblicato il 11 agosto 2011 alle ore 08:37.
«Société Générale? Più che una banca assomiglia a un hedge fund». La battuta, fulminante, è arrivata ieri da un trader della City londinese. Un giudizio sarcastico, a commento del tonfo alla Borsa di Parigi, retaggio (certo) dello snobismo inglese. Ma che, di fondo, riprende quella diffidenza che mai completamente ha abbandonato l'istituto di credito francese.
Una conseguenza, evidentemente, anche dell'esposizione debitoria che spesso ha caratterizzato la società oggi presieduta da Frédéric Oudéa. La leva finanziaria, attualmente stimata al 28,8, poteva essere un atout nel mondo pre-Lehman; certamente non lo è in quello delle crisi da debiti-sovrani. Una "voglia" di rischio che, in qualche modo, non viene stemperata dall'attività di SocGen nei derivati: alla fine dello scorso esercizio quelli attivi rappresentavano il 17,6% del totale dell'attivo.
Si dirà, una percentuale non così elevata: quella di Deutsche Bank, per esempio, era del 34,5 per cento. Ma è la visione d'insieme che, non appena si addensano dubbi (giusti o sbagliati) sulla solidità della società, fa accendere la spia dell'allarme. E così, nella mente degli analisti torna alla memoria il caso di Jérome Kerviel. L'impiegato, auto-proclamatosi Robin Hood, in grado di "giocare "50 miliardi di euro in derivati e provocare una perdita di 4,9 alla banca stessa.
Una società i cui sistemi di controllo erano stati talmente permeabili, e laschi, da permettere a Kerviel di «mettere in pericolo - si legge nella sentenza di primo grado che ha condannato a tre anni di carcere l'impiegato - l'ordine economico mondiale». Quell'ordine globale che oggi è in discussione nell'Occidente a causa dei problemi sul debito sovrano, in particolare degli stati periferici di Eurolandia. Ebbene, anche su questo fronte la banca di Oudéa, insieme a diversi altri istituti finanziari francesi e tedeschi, ha evidenziato la "voglia" di rischio. Il gruppo, infatti, è esposto sui bond governativi greci per 2,5 miliardi: una situazione che, proprio nella recente semestrale, ha comportato una svalutazione di 395 milioni lordi di euro (268 quelli netti).
Con il conseguente impatto negativo sui conti. Quei conti che, era ieri il commento di vari analisti, potrebbero affrontare un ulteriore duplice problema: da un lato, il "rollover" chiesto proprio da Atene; dall'altro, il rialzo dei rendimenti sui titoli di stato di Parigi. Un po' come succede alle banche italiane, se il debito pubblico transalpino finisce con forza nel mirino della speculazione, il rischio-svalutazione degli asset è dietro l'angolo.
Insomma, il "mood" di fondo attorno alla banca non è buono. Il che preoccupa, e non poco, l'establishment francese. SocGen, infatti, è uno snodo essenziale per il sistema economico e industriale transalpino. Una banca di sistema che, dovesse finire in guai seri, potrebbe (nel classico effetto domino) portare con sé altri pezzi pregiati del credito made in France. Con quelle conseguenze che, dopo il crack Lehman, nessuno vorrebbe rivedere. Così, dopo i rumors di ieri sulla sua presunta crisi di liquidità, la decisa smentita della banca stessa ha un po' tranquillizzato i mercati. La domanda, però, rimane: basterà a fermare la speculazione ?
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