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Questo articolo è stato pubblicato il 20 agosto 2011 alle ore 08:12.
All'indomani dei molteplici attacchi a bus e veicoli israeliani a Eilat, sul Mar Rosso, la miccia del conflitto israelo-palestinese ha ripreso a bruciare. Ai raid israeliani sulla Striscia di Gaza, cominciati giovedì subito dopo gli attentati e continuati ieri, ha fatto seguito il lancio di razzi sulle città israeliane del Sud da parte di Hamas. Il movimento islamico che governa la Striscia ha poi annunciato nella nottata di non ritenersi più vincolato dalla tregua di fatto che da oltre due anni osservava con Israele.
A questo scenario si è aggiunto un ulteriore fattore di tensione regionale: l'Egitto ha inoltrato una protesta ufficiale nei confronti di Israele per la morte di un ufficiale del l'esercito egiziano e di due agenti di polizia lungo la frontiera, avvenuta proprio durante la "caccia" israeliana ai membri del commando. Il Cairo ha chiesto anche un'indagine sull'accaduto, mentre nella capitale è stata organizzata un'accesa manifestazione di protesta davanti al l'ambasciata israeliana.
La vicenda è un primo, significativo test dei rapporti di Israele con il nuovo Egitto del dopo-Mubarak, dove il rischio per lo Stato ebraico è l'ascesa di forze politiche più ostili rispetto al raìs. Da Gerusalemme per il momento puntano il dito contro la linea troppo morbida nei confronti del terrorismo e la scarsa vigilanza da parte delle autorità egiziane in Sinai, diventato una sorta di no man's land, una terra di nessuno da cui, in ogni momento, possono spuntare cellule terroristiche. Non a caso Israele sta costruendo una barriera lungo i 180 chilometri di confine con l'Egitto, che l'esercito spera di completare entro il 2012.
Intanto emergono dettagli sulle violenze di giovedì. Secondo la ricostruzione israeliana, gli attacchi sono stati pianificati nella Striscia di Gaza dai Comitati di resistenza popolare, una fazione armata che spesso opera in autonomia da Hamas e contro cui hanno subito mirato i raid di rappresaglia di Tsahal, uccidendone cinque membri. I terroristi sarebbero entrati da Gaza in Sinai attraverso i tunnel usati per il contrabbando e avrebbero percorso 200 chilometri per raggiungere la zona di Eilat. L'obiettivo dell'azione, a cui hanno partecipato 15-20 persone, sarebbe stato il rapimento di un soldato israeliano per farne - come il caporale Gilad Shalit, prigioniero dal giugno 2006 - merce di scambio.
A mezzogiorno i terroristi sono entrati in azione con fucili, granate ed esplosivi contro un autobus, ferendo sette passeggeri, perlopiù soldati; pochi minuti dopo sono sopraggiunti un autobus con a bordo solo l'autista e diverse auto: il commando ha fatto fuoco di nuovo e uno dei terroristi è salito sul bus e si è fatto saltare in aria, uccidendo anche cinque persone a bordo di due auto. A quel punto sono sopraggiunti i primi soldati ed è cominciata la battaglia, con il contributo di razzi anti-missile ed elicotteri. Battaglia che è continuata anche ieri, con altri raid israeliani su Gaza e il lancio di una ventina di razzi Grad e Qassam dalla Striscia sul Sud di Israele. I danni maggiori ad Ashdod, dove sette persone sono rimaste ferite.
Il bilancio di 24 ore di violenze in Israele e a Gaza è il più grave dalla fine dell'Operazione Piombo fuso, la campagna militare israeliana condotta sulla Striscia tra fine 2008 e inizio 2009: otto israeliani uccisi dai terroristi, sette membri del commando eliminati sul terreno, otto palestinesi vittime dei raid su Gaza.
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