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Questo articolo è stato pubblicato il 22 agosto 2011 alle ore 06:38.

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Marco Piazza
Il portafoglio familiare va pesato sulla bilancia del fisco in vista della riforma della tassazione dei redditi finanziari che scatterà dal prossimo 1° gennaio. La manovra di Ferragosto, infatti, prevede un regime transitorio in base al quale è possibile – se conveniente – applicare le vecchie aliquote, partendo poi da gennaio 2012 con le nuove misure.
Andiamo con ordine. Dal 1° gennaio prossimo, l'aliquota del 12,5% dell'imposta sostitutiva su capital gain passerà al 20% (articolo 2, comma 6 e seguenti del Dl 138/2011). La modifica interesserà le persone fisiche, gli enti non commerciali, i trust e le società semplici non esercenti attività d'impresa e riguarderà le plusvalenze derivanti dalla cessione dei titoli (azioni, quote, obbligazioni, fondi comuni, valute, contratti finanziari, eccetera) diversi dalle partecipazioni "qualificate" e da quelle non qualificate in società black list non quotate, nonché gli altri redditi diversi di natura finanziaria, come i differenziali prodotti da contratti derivati.
La nuova aliquota si applicherà alle plusvalenze "realizzate" a partire dal 1° gennaio 2012. La plusvalenza si intende realizzata solo se si è verificata sia la cessione a titolo oneroso (o il rimborso del titolo o la scadenza del contratto) sia la percezione del corrispettivo. Quindi eventuali pagamenti dilazionati di cessioni anteriori al 31 dicembre saranno soggetti alle vecchie aliquote, mentre gli acconti di prezzo incassati entro tale data saranno tassati con le nuove aliquote, all'atto della cessione (si veda la circolare 165/E del 1998, par. 5.2.1). Le minusvalenze "realizzate" in risparmio amministrato o nel regime della dichiarazione ovvero "maturate" in risparmio gestito, fino al 31 dicembre 2011, saranno riportabili a nuovo, nei quattro anni successivi, nella misura del 62,5 per cento.
In virtù della regola appena descritta, se il portafoglio al 31 dicembre 2011 si sarà rivalutato, il contribuente rischierà di scontare la maggior aliquota del 20% anche sulle plusvalenze maturate, ma non realizzate, prima di tale data. Per evitare l'inconveniente, il Dl 138 prevede la facoltà di allineare i valori fiscali delle attività finanziarie detenute in "regime amministrato" o in regime "dichiarativo" che passano dal 12,5% al 20%, optando in seguito per l'imposta sostitutiva del 12,5% sulla plusvalenza maturata fino al 31 dicembre 2011.
L'allineamento deve però riguardare anche gli strumenti finanziari che presentano minusvalenze latenti. E, in particolare, tutti i titoli posseduti in regime dichiarativo, tutti i titoli detenuti nello specifico rapporto in regime amministrato. C'è quindi da ritenere che dalle plusvalenze da assoggettare all'imposta del 12,5% siano deducibili le minusvalenze latenti ed, eventualmente, le perdite riportabili.
Per accedere all'allineamento è però obbligatorio farlo anche con riferimento ai fondi comuni d'investimento italiani ed esteri posseduti che, dal 1° gennaio, saranno assoggettati alla ritenuta del 20% sull'incremento di valore della quota e all'imposta sostitutiva del 20% sulle plusvalenze realizzate.
L'allineamento avrà efficacia sia ai fini del calcolo dei redditi di capitale (cosiddetto delta Nav) soggetti a ritenuta, sia ai fini dei capital gain. L'allineamento dei fondi comuni può essere effettuato anche autonomamente ove non sia possibile effettuare quello dei dossier in dichiarativo o amministrato (ad esempio, se presentano una minusvalenza). Eventuali minusvalenze derivanti dall'allineamento dei fondi comuni saranno riportabili nella misura del 62,5 per cento.
Nessun allineamento è previsto per il risparmio gestito e per le polizze vita, in quanto il regime transitorio prevede già un sistema "per maturazione". La materia sarà comunque oggetto di un decreto ministeriale di attuazione.
Dal 1° gennaio 2012 anche le ritenute e le imposte sostitutive sui dividendi, gli interessi e gli altri "redditi di capitale" – attualmente differenziate in 12,5% e 27% – saranno, salvo limitate eccezioni, accorpate in un'unica aliquota intermedia del 20 per cento.
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Gli esempi
ESEMPIO 1
L'opzione per l'allineamento deve essere esercitata per tutti gli strumenti finanziari non qualificati detenuti in dichiarativo e per tutti quelli detenuti nel singolo (pare, letteralmente) rapporto "amministrato" per il quale l'opzione sia esercitata. Inoltre, si devono allineare Nav e costi fiscali di eventuali Oicr italiani e Oicvm comunitari o di Stati See white list. Nell'esempio, l'opzione comporta un esborso di 2.500 euro con un risparmio di: (8.000 + 2.000) – (2.000 + 4.000) = 4.000 euro
ESEMPI 2 E 3
Si suppone che un pronti contro termine sia stato stipulato il 30 giugno 2011 (prima del Dl 138), con termine 30 giugno 2012 e con sottostante un titolo con cedola di pari scadenza. Con la riforma, se il sottostante non è un titolo di Stato (anche estero) o equiparato, la parte di rendimento costituita dall'interesse sul titolo sottostante viene tassata al 12,5% (come in passato) fino al 31 dicembre 2011 e al 20% dal 1° gennaio 2012; inoltre lo scarto positivo fra prezzo a termine e prezzo a pronti viene, a prescindere dal sottostante, integralmente tassato al 20%.
Il peso dei conti a fine anno
INIZIO PCT
30 giugno 2011
FINE PCT
30 giugno 2012
VALORE NOMINALE
100.000
TASSO ANNUO
2,0%

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