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Questo articolo è stato pubblicato il 22 agosto 2011 alle ore 20:38.

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Roberto Formigoni e Silvio Berlusconi (ImagoEconomica)Roberto Formigoni e Silvio Berlusconi (ImagoEconomica)

Il ministro dello Sviluppo economico nega che nel Pdl ci sia una 'questione leadership'. Paolo Romani precisa, con una nota, alcune sue dichiarazioni rilasciate al meeting di Cl. «Oggi i partiti sono fondamentalmente destrutturati, e stanno venendo meno meccanismi efficaci di selezione della classe dirigente. Per questo penso che un grande partito come il Pdl, a 17 anni dalla sua nascita, può e deve immaginarsi nuove forme di coinvolgimento e di rappresentanza popolare». Così il ministro parlando a Rimini. Il discorso, puntualizza Romani, non era però riferito a problemi di leadeship nel partito, ma «apriva all'opportunità e necessità di nuovi meccanismi di rappresentanza popolare e formazione del consenso, rappresentati in primis dal web».

L'utilizzo della rete in questo senso è, secondo il ministro, «una rivoluzione che dovrebbe coinvolgere tutto il mondo della politica».
L'equivoco è chiarito. Nel Pdl, però la questione leadeship pare tutt'altro che esaurita. Anche se il presidente della Regione Lombardia, tornando sulle dichiarazioni dei giorni scorsi, assicura: nessuna mira a sostituire Silvio Berlusconi, «la mia ambizione - dice - è rinnovare il Pdl». Roberto Formigoni lo spiega in una lettera inviata a il Giornale. Nella quale invita a riflettere chi gli attribuisce questa ambizione: «si sentirebbe di augurare oggi a qualcuno di andare a ricoprire una posizione così scomoda e impossibile?» «Chi potrebbe oggi, sano di mente, invidiare Berlusconi o tramare per sostituirlo?»

Intanto Swg fotografa gli umori politici degli italiani post manovra anti crisi. Se si votasse in questo momento, stima, il Pdl non prenderebbe più del 22-25%, mentre la Lega Nord si attesterebbe tra il 7 e il 9%. «Gli italiani - dice il presidente di Swg, Roberto Weber - non hanno capito quasi nulla. Hanno sentito tante cose contraddittorie e sono rimasti colpiti dalle dichiarazioni di Montezemolo, secondo il quale l'esecutivo avrebbe dovuto tassare 'noi ricchi'».

Quanto ai partiti di opposizione, secondo Swg «tengono perché guardano ai propri serbatoi di consenso e anche perché perdura la chiave anti-berlusconiana». Logica nella quale il Partito Democratico si attesterebbe attorno al 25 per cento. Questa fase di incertezza costituisce un'ottima possibilità di successo per chi scegliesse di entrare in campo. Il Terzo Polo? «Con Montezemolo leader potrebbe arrivare tranquillamente sopra il 20%», valuta Roberto Weber.

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