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Questo articolo è stato pubblicato il 01 settembre 2011 alle ore 11:13.

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Sportivi dilettanti, sulla carta. Nella realtà, veri e propri calciatori (di calcio a 5) «professionisti» che percepivano compensi fino a 15mila euro al mese, tutto rigorosamente in nero. È uno dei risvolti più sorprendenti dell'operazione, ribattezzata «Sponsormania», che ha consentito alla Guardia di finanza di Arzignano (Vicenza) di scoprire - a conclusione di due anni di indagini - un'evasione fiscale da oltre 50 milioni di euro messa a segno attraverso l'emissione di fatture di false sponsorizzazioni sportive per 30 milioni.

Sono 65 le imprese accusate di aver evaso imposte dirette e Iva, 24 le persone denunciate per vari reati alla procura di Vicenza. Accertati l'introduzione illegale di denaro in Italia per 17 milioni di euro, trasferimenti di contanti in violazione delle norme antiriciclaggio per 47,8 milioni, bancarotta fraudolenta e poi reati di estorsione, furto, appropriazione indebita, falso interno bancario, indebito utilizzo di carte di credito, ricettazione di assegni rubati, truffa e tentata truffa aggravata. Quest'ultimo reato riguarda un tentativo operato dal principale indagato della frode che, per appropriarsi illegalmente di un prezioso quadro di Mario Schifano, aveva preparato falsi documenti bancari, provando così a raggirare una società che vende opere d'arte mediante un canale televisivo dedicato.

In questi giorni gli indagati vengono raggiunti da avvisi di garanzia e di conclusione delle indagini, cui seguirà il rinvio a giudizio mentre, sul piano amministrativo, la Tenenza di Arzignano ha già elevato sanzioni estremamente pesanti. A 25 persone sono state notificate verbali in materia di antiriciclaggio che, complessivamente, prevedono una sanzione massima di oltre 33,5 milioni di euro.

Dalle indagini è emerso anche un ulteriore risvolto: nell'ultimo quinquennio a 59 pseudo giocatori dilettanti, quasi tutti stranieri, che per legge non possono percepire compensi ma solo imborsi spese limitati, è stata invece corrisposta una cifra quantificata in oltre 3,1 milioni di euro, senza alcuna forma di tassazione e contribuzione, oltre a una lunga serie di fringe benefit (auto di lusso, appartamenti, discoteche, viaggi premio). Nessun giocatore ha mai presentato una dichiarazione dei redditi e alcuni di loro, benchè vivessero da diversi anni in Italia, non avevano richiesto nemmeno il codice fiscale.

Dalla frode fiscale ai fuori busta in nero
Indagando poi su una conceria che aveva "beneficiato" delle fatture per false sponsorizzazione i finanzieri hanno scoperto che una sostanziosa parte dei proventi derivante dalla frode fiscale veniva utilizzata da un imprenditore conciario per corrispondere somme fuori busta a 80 lavoratori. Un sistema illecito che ha provocato, oltre al danno per l'omesso versamento di ritenute fiscali (e i contributi pensionistici evasi) anche una rilevante alterazione del locale mercato del lavoro: si è infatti scoperto che alcuni lavoratori si sono licenziati dalla conceria per cui operavano per trasferirsi in quella che era ormai conosciuta come la conceria che pagava rilevanti cifre "in nero".

Dal calcetto ad altri sport, si profila una seconda fase investigativa
Il Comando Provinciale di Vicenza, ha disposto un'approfondita analisi della fenomenologia illecita che ha già consentito di constatare l'uso di false fatture per sponsorizzazioni sportive anche in altre discipline agonistiche. Si profila dunque una seconda fase investigativa che mira ad arginare un uso illecito di alcune associazioni sportive che in realtà sono state costituite al solo fine di consentire ingenti evasioni.

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