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Questo articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2011 alle ore 08:10.

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Si fa salato il conto da pagare alla crisi greca. E quel conto lo pagheranno sia i creditori privati (banche innanzitutto) che quelli pubblici. Del resto che il sacrificio di un taglio di solo il 21% – prefigurato nell'estate appena trascorsa – del valore delle obbligazioni di Atene in pancia alle banche fosse ormai superato dagli eventi era ampiamente previsto.

Ora gli orientamenti emersi ieri da più parti all'Ecofin lo stanno di fatto confermando. «Il taglio del valore dei bond greci per gli investitori privati sarà sostanziale» ha detto il ministro delle finanze svedese Anders Borg e il rapporto della Troika (Ue,Bce,Fmi) parla di un "haircut" del valore delle obbligazioni greche del 50% o del 60% per raggiungere, rispettivamente, un livello del debito di Atene entro il 2020 al 120% e al 110% del Pil.
Era difficile d'altronde pensare di limitare i danni. Basti pensare che il titolo governativo a 5 anni ellenico quota ben sotto 50 e molti analisti nelle loro proiezioni assumevano già da settimane ipotesi di svalutazione nell'ordine del 50-60%. Che vuol dire? Che di fatto non si può prescindere dai valori che il mercato assegna oggi al debito di Atene.

Lo choc per le banche greche
E a pagare dazio alla crisi gravissima saranno innanzitutto gli istituti domestici. Il sistema bancario greco si è riempito fin dall'inizio della crisi di titoli governativi.
Le stime parlano di almeno 50 miliardi in pancia all'intero sistema del credito greco. Titoli acquistati fin dall'inizio a prezzi più vicini al nominale che all'attuale valore di mercato. E così il conto delle perdite per le piccole banche di Atene può valere almeno 25 miliardi.
Perdite che andranno segnate per il momento solo sulla carta, dato che (come si vede dalla tabella pubblicata a lato) il 90% di quei bond di Atene sta da tempo nei banking book degli istituti. Il motivo? Tenerli classificati lì evita di dover operare svalutazioni. Una necessità, dato che se venissero applicati valori di mercato, le perdite di valore sarebbero tali da veder eroso l'intero capitale degli istituti e quindi aprirsi la strada del fallimento. D'altronde se la Grecia agonizza le sue banche non possono certo sopravviverle a lungo.

Il conto per francesi e tedeschi
Dopo le greche saranno le banche francesi e tedesche a pagare di più il sacrificio che verrà chiesto dai vertici Ue.
Solo le tre grandi banche francesi hanno un'esposizione che si aggira intorno ai 5 miliardi di euro. Bnp Paribas avrebbe in pancia 3,5 miliardi; Credit Agricole 278 milioni e Société Générale per 1,4 miliardi. Va detto che questa è l'esposizione lorda (dati Eba e stime Ubs) sui portafogli di proprietà. E una svalutazione al 21% è già stata effettuata e fine giugno, ad esempio, da SocGen che ora come per le altre dovrà probabilmente provvedere a nuove rettifiche di bilancio.
Tra le tedesche l'impatto è minimo per Deutsche Bank che ha ridotto per tempo la sua esposizione e più consistente per Commerzbank che vanta tuttora 2,2 miliardi in portafoglio. Di poco conto l'effetto sulle banche italiane dato che Intesa Sanpaolo è esposta per 501 milioni e UniCredit per 404 milioni. Un taglio del 50% significa perdite per 450 milioni. In totale il conto complessivo per le banche più rappresentative (greche comprese) può valere circa 30 miliardi di euro.

L'impatto complessivo
Ma non ci sono soli i titoli governativi in pancia al sistema bancario a creare più di una preoccupazione. Il debito complessivo di Atene è infatti di oltre 330 miliardi e di questi 250 miliardi sono titoli pubblici. I greci tra banche e la loro banca centrale ne posseggono circa 100 miliardi, una cinquantina di miliardi sono detenuti dalla Bce e poi ci sono le esposizioni dirette dei sistemi-Paese all'imponente debito pubblico greco. La Francia vanta poco più di 51 miliardi verso Atene; la Germania sarebbe esposta per 33 miliardi e la Gran Bretagna per poco più di 12 miliardi. Novantasei miliardi che in teoria da domani varranno solo 48. E così quel conto che Atene, tra ripetute tranche di aiuti internazionali e svalutazioni dei suoi titoli, presenta all'Europa sale sempre più.

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