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Questo articolo è stato pubblicato il 30 ottobre 2011 alle ore 17:00.
L'ultima modifica è del 30 ottobre 2011 alle ore 14:57.

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ministro Maurizio Sacconiministro Maurizio Sacconi

Evoca un possibile ritorno alla stagione buia del terrorismo che potrebbe essere scatenato, a suo dire, dalle tensioni sulla riforma del lavoro. Ma apre anche all'appello lanciato oggi dal senatore del Pd, Pietro Ichino, che invita il Governo a riformare l'articolo 18. È questo il duplice binario su cui si muove il ministro Maurizio Sacconi, intervistato da Maria Latella su Sky Tg24. «Basta creare tensioni sulla riforma del lavoro che può portare a nuove stagioni di attentati. Ho paura ma non per me perché sono protetto. Ho paura per persone che potrebbero non essere protette e proprio per questo diventare bersaglio della violenza politica che, nel nostro Paese, non si è del tutto estinta».

I timori del titolare del Welfare rinviano ai due giuslavoristi assassinati, Massimo D'Antona e Marco Biagi, ma contengono anche una critica implicita a chi, leggi opposizione e sindacati, gettano benzina sul fuoco polemizzando contro gli impegni assunti dal Governo nella missiva Ue sui licenziamenti. Non a caso al ministro rispondono a stretto giro sia la leader della Cgil, Susanna Camusso, che il numero uno del Pd, Pierluigi Bersani. «Spero che Sacconi parli perché ha elementi per farlo e non per inquinare un clima già difficile», replica la segretaria del sindacato di Corso d'Italia. «Siamo già nei guai - le fa eco Bersani - se accendiamo micce di divisione sociale invece che di coesione registriamo un danno drammatico per il Paese. Invito il Governo a spegnere la miccia che ha acceso e mettersi a ragionare».

Alle parole di Sacconi risponde anche la vedova di D'Antona e deputato del Pd, Olga: «Purtroppo il rischio c'è ma Sacconi farebbe bene a non evocare il terrorismo e non creare spaccature che ha già creato nel mondo del lavoro con questa sua fissazione sui licenziamenti. Quindi - insiste D'Antona - il ministro farebbe bene a non evocare il terrorismo e a non creare fratture del tipo che ha già creato».

Il ministro raccoglie poi l'appello lanciato stamane, in una lettera pubblicata su Libero, da Pietro Ichino. Nella missiva si invita l'esecutivo a procedere sulla strada della riforma dell'articolo 18 ripartendo dalla volontà, espressa dallo stesso premier, di far suo il progetto di riforma contenuto in un ddl presentato due anni fa proprio dal senatore insieme ad altri 45 esponenti dell'opposizione. «Se il governo fa sul serio e resta in piedi, cose entrambe delle quali è lecito dubitare, questa potrebbe essere una vera grande riforma bipartisan, di quelle di cui il nostro paese ha enorme bisogno» perché, sostiene l'esponente Pd, «la vecchia protezione forte contro il licenziamento, il famoso articolo 18 dello Statuto del 1970, è molto difettosa».

Per Sacconi si tratta di una «proposta interessante» e rilancia: «Proseguiamo su questa strada e non su quella delo scontro imboccata dai sindacati». Ma anche Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, mostra di gradire l'invito dell'economista. «A sinistra c'è chi, come il senatore Ichino, da sempre sostiene tesi importanti e apprezzabili in materia di lavoro. Quale spazio hanno le sue tesi nella sinistra di Bersani, Vendola e Di Pietro? Il Pdl deve aprire un immediato confronto tra le proprie tesi e quelle di Ichino, molto vicine tra loro. Per creare lavoro e non per licenziare». Secondo Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, anche «il contributo di Ichino deve costituire il retroterra da tradurre in equilibrate iniziative legislative».

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