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Questo articolo è stato pubblicato il 02 novembre 2011 alle ore 15:28.

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Alla vigilia del G-20 di Cannes, che si apre in un clima di grande emergenza per la crisi del debito nell'Eurozona, il Rapporto dell'Onu sullo sviluppo umano 2011 – che analizza i livelli di scolarizzazione, le aspettative di vita e il reddito pro capite in 187 Paesi del mondo – conferma la Norvegia (come nel 2010) al primo posto della classifica con un punteggio di 0,943 (rispetto al massimo teorico di 1,00), seguita quest'anno da Australia e Olanda. In fondo alla graduatoria dei 187 paesi presi in esame la maglia nera è del Congo (Repubblica democratica) con punteggio 0,286, preceduto da Niger e Burundi (ma il Rapporto non fornisce dati per la Corea del Nord e la Somalia). Degli ultimi trenta paesi soltanto due non appartengono all'Africa sub-sahariana (Haiti al 158° posto e l'Afghanistan al 172°).

Stati Uniti, Nuova Zelanda, Canada, Irlanda, Liechtenstein, Germania e Svezia completano il gruppo delle nazioni "Top 10" nell'Indice di sviluppo umano (Isu). Il punteggio dell'Italia, pari a 0,874, è inferiore alla media di 0,889 per le nazioni incluse nel gruppo a sviluppo umano molto alto; il nostro paese si colloca al 24esimo posto, dopo la Spagna (23a), ma prima della Gran Bretagna (28a) e Grecia (29a). L'Isu è una misura media dei risultati fondamentali di sviluppo umano raggiunti da un paese. Come tutte le medie, nasconde disuguaglianze nella distribuzione dello sviluppo umano all'interno della popolazione nazionale. Per avere una fotografia più fedele della realtà, gli esperti hanno quindi corretto l'Isu generale, inserendo altri parametri che tengono conto delle diseguaglianze nel campo della sanità, istruzione e reddito.

Alla luce di questi aggiustamenti, la classifica cambia e vede scivolare ad esempio gli Stati Uniti (dal 4° al 23° posto), mentre l'Italia risale alla 22esima posizione.
L'analisi è stata inoltre integrata con altri due parametri, l'Indice multi-dimensionale di povertà (Imp), che misura l'accesso all'acqua potabile, ai servizi sanitari e a beni familiari essenziali, e l'Indice di disuguaglianza di genere (Idg), che valuta l'accesso delle donne alla rappresentanza parlamentare, salute riproduttiva, anni di scolarizzazione e partecipazione al mercato del lavoro. Buona in questo caso la performance italiana che, in base all'Idg, sale a quota 15, contro il 34esimo posto della Gran Bretagna e addirittura il 47esimo posto degli Stati Uniti. Tra il 1980 e il 2011, il valore dell'Isu italiano è aumentato del 22%, con una crescita nell'aspettativa di vita (+7,8 anni), la scolarizzazione media (+4 anni) e gli investimenti lordi pro capite (+40% dal 1980 a oggi).

Il Rapporto 2011 rileva che la distribuzione del reddito è peggiorata nella gran parte del mondo, con l'America Latina che rimane l'area regionale più disuguale in termini di reddito, dove però diversi paesi come Brasile e Cile stanno riducendo i divari interni di reddito. In termini di Isu globale, comprese aspettativa di vita e scolarizzazione, l'America Latina è più equa dell'Africa sub-sahariana o dell'Asia meridionale.
Mentre il 31 ottobre il pianeta Terra, secondo i calcoli dell'Onu, ha simbolicamente tagliato il traguardo dei 7 miliardi di abitanti, circa 1,7 miliardi di persone in 109 paesi vivevano in una situazione di povertà "multidimensionale" nel decennio terminato nel 2010; un dato che si compara con quello di 1,3 miliardi che si ritiene vivano con 1,25 dollari al giorno o meno, la soglia adottata nei "Millennium Development Goals", che cercano di eliminare la povertà "estrema" entro l'anno 2015. Proprio oggi anche il Papa, a conclusione di udienza generale in Vaticano, ha lanciato un appello ai leader riuniti per il G-20 di Cannes: «Auspico - ha detto Benedetto XVI - che l'incontro aiuti a superare le difficoltà che, a livello mondiale, ostacolano la promozione di uno sviluppo autenticamente umano e integrale».

Il Rapporto sullo sviluppo umano è un documento editorialmente indipendente del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp) che si pubblica ogni anno dal 1990. Alla presentazione del Rapporto 2011 intitolato «Sostenibilità ed equità: un futuro migliore per tutti», avvenuta oggi a Copenaghen, l'amministratrice dell'Undp Helen Clark ha sollecitato un'audace azione globale contro il deterioramento globale per non vanificare decenni di sforzi. Secondo l'agenzia dell'Onu il futuro va affrontato con misure coraggiose per rallentare il cambiamento climatico e ridurre le profonde disuguaglianze.
«L'Indice di sviluppo umano corretto per la disuguaglianza ci aiuta a valutare meglio i livelli di sviluppo per tutti i segmenti della società, piuttosto che solo per la mitica persona media» ha spiegato Milorad Kovacevic, capo statistico per il Rapporto sullo sviluppo umano: «Noi consideriamo – ha proseguito - che la distribuzione di salute e istruzione sia altrettanto importante in questa equazione quanto il reddito, e i dati mostrano grandi disuguaglianze in numerosi paesi».

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