Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 17 novembre 2011 alle ore 07:44.

Accedi a My

Il primo a dare il suo appoggio al Manifesto del Sole 24 Ore per la crescita è stato il capo dello Stato. Il 17 luglio, il presidente Giorgio Napolitano ha sottolineato che il metodo che serve in periodi difficili come quello attuale è quello del confrontarsi su concrete proposte e opzioni che diano sostanza al discorso talvolta generico sulla necessità di combinare rigore nella finanza pubblica e rilancio dello sviluppo.

Dall'esperienza di Guido Rossi è venuto l'invito a stilare norme rigorose per il mercato finanziario e per evitare inutili speculazioni sul risparmio degli italiani (17 luglio). Quelle stesse norme che Fabrizio Galimberti nella sua analisi (17 luglio) chiama con una sola parola: trasparenza.

Jean-Paul Fitoussi (17 luglio) ha messo in guardia: il problema della riduzione del debito pubblico va affrontato contemporaneamente a livello nazionale ed europeo. Senza crescita non si può ripagare il debito - e crescere è un problema principalmente nazionale -, senza tassi d'interessi bassi la rincorsa rischia di durare all'infinito - e i tassi d'interesse bassi sono un problema che si affronta più facilmente a livello europeo e che avrà ricadute dirette sull'Italia.

Per Alessandro Leipold (19 luglio) e Franco Bassanini ed Edoardo Reviglio (28 luglio) è necessario un periodo in cui i mercati non allentano la pressione sull'Italia, di strumenti a favore della crescita, quali possono essere - come evidenziato dal Manifesto del Sole 24 Ore - l'emissione di eurobond che sostengano i Paesi in difficoltà.

Senza dimenticare l'impegno della politica: per Carlo Carboni (20 luglio) i tagli saranno esempio e simbolo di un passaggio a una classe politica di decisori, che vogliono mettere le cose a posto e riconquistare la fiducia dei cittadini.

Pier Carlo Padoan scrive (28 luglio) che un altro cardine per cambiare il destino dell'Italia è il mondo universitario: deve diventare un sistema che aumenti i meccanismi selettivi raccogliendo più fondi e nel contempo protegga gli studenti meritevoli, dando a chi frequenta seriamente gli atenei una migliore qualità dei servizi.

Cinque punti per la Ue
L'Italia capace di arginare il debito pubblico, di tagliare gli sprechi della politica, di dare forza alla crescita, di offrire futuro ai giovani e di trovare spiragli all'occupazione si deve poi inserire in un contesto continentale più forte: anche in Europa le emergenze sono tante. Sono quelle evidenziate dal Manifesto del 1° novembre che ripubblichiamo qui accanto.

Il primo a intervenire nel dibattito è stato l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi: «L'Europa ‐ ha scritto il 2 novembre ‐ non deve cedere allo scoramento, serve il colpo di reni». Lo stesso giorno da Daniel Gros, Mickey Levy, Pier Carlo Padoan e Charles Kupchan ampi consensi sull'obiettivo di migliorare la governance della Ue, senza tralasciare la mina greca: tutti i programmi per la stabilizzazione della Ue dipendono da ciò che accade ad Atene.

Il 3 novembre, Antonio Tajani ha invitato a un rafforzamento dell'Europa, anche in ottica italiana, mentre Jacques Cailloux e Allen Sinai hanno segnalato la necessità di un'unione fiscale. La chiave di salvezza è per Enrico Letta (4 novembre) un nuovo patto generazionale fra giovani e over 65enni. Poi, Jean Pisani-Ferry e Jonathan Portes hanno messo in evidenza la necessità di maggiori sinergie fra Bce e Fondo di stabilità, mentre Kenneth Rogoff (5 novembre) scrive che l'euro e l'Europa sono ancora forti ma per il rilancio della Ue serve una modifica costituzionale. Sulla stessa linea anche Giacomo Vaciago (9 novembre): la moneta unica ha mantenuto le promesse dell'avvio, a essere in ritardo sono i Paesi. Infine, Uri Dadush (6 novembre), come primo passo, auspica la fine della bufera per poi varare le riforme.

Commenta la notizia