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Questo articolo è stato pubblicato il 20 novembre 2011 alle ore 08:11.

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ROMA
Ricognizione preliminare domani in Consiglio dei ministri delle prime misure, con l'intento di varare il pacchetto di misure antideficit già nel fine settimana, al massimo all'inizio della successiva. È il biglietto da visita che Mario Monti presenterà martedì 29 novembre alla riunione serale dell'Eurogruppo, nella sua veste di ministro a interim dell'Economia. Chiaro l'obiettivo: dare un segnale immediato ai mercati e ai partner europei sul consolidamento del percorso antideficit, e sugli strumenti per sostenere la crescita. Rigore, crescita, equità: le tre parole d'ordine delle sue dichiarazioni programmatiche, che ora vanno tradotte in provvedimenti immediati. L'occasione è favorevole: va sfruttato al massimo il coro di consensi che a livello europeo si è creato attorno al nuovo governo.
L'obiettivo numero uno è confermare il pareggio di bilancio nel 2013, attraverso il rafforzamento della doppia manovra della scorsa estate. Non pesa soltanto la minore crescita rispetto alle stime predisposte a settembre dal precedente governo, che da sola richiede una correzione pari allo 0,5% del Pil (7-8 miliardi). Occorre far fronte alla maggiore spesa per interessi originata dall'impennata dello spread tra i Btp e i Bund, e al tempo stesso vanno garantiti quanto meno i 4 miliardi di maggiore gettito attesi nel 2012 dalla legge delega sulla riforma fiscale e assistenziale.
All'interno di questa cornice, prende corpo sia pure ancora a livello di ipotesi lo «scambio» tra l'incremento di tassazione del consumo (attraverso l' inasprimento dell'imposizione indiretta) e la detassazione del lavoro, che dovrebbe far leva sull'Irap. Prima di tutto occorre mettere mano alla spending review. Allo studio è il rafforzamento del meccanismo previsto dalla manovra di agosto, in base al quale entro il prossimo 30 novembre occorrerà definire il piano complessivo di riqualificazione della spesa pubblica. A conclusione della revisione si attendono 5 miliardi di risparmi. Nel 2012-2013 è attesa la riduzione di tutte le spese di «funzionamento relative alle missioni di spesa di ciascun ministero» rispettivamente, dell'1% rispetto al consuntivo 2010 e dell'1,5% rispetto alle spese indicate nella legge di bilancio. Per ciascuno degli anni 2012 e 2013, inoltre, ogni ministero dovrà anche ridurre dello 0,5% gli oneri di parte corrente e di conto capitale.
Quanto alla delega fiscale, occorrerà certamente qualche tempo in più rispetto alla data indicata nella «lettera di intenti» inviata a Bruxelles dal governo Berlusconi: nella missiva si ipotizza la scadenza di fine gennaio (in largo anticipo comunque rispetto al precedente timing di fine settembre), che appare alquanto ravvicinata. Uno dei primi input giunti dallo staff di Monti è di analizzare nel dettaglio le singole voci dell'"allegato" connesso alla delega, in cui sono indicate le oltre 600 attuali agevolazioni tuttora presenti nell'ordinamento. Non si procederà con riduzioni "lineari" ma attraverso tagli selettivi, ma occorrerà al tempo stesso prevedere modalità aggiuntive di copertura.
Per blindare i saldi della manovra e rassicurare in tal modo i mercati non c'è del resto che una strada: sostituire poste di bilancio incerte con tagli alla spesa corrente (appunto il potenziamento della spending review), oppure ricorrere a nuove entrate, che però dovranno essere certe. Operazione da condurre con grande cautela, poiché già con la doppia manovra di luglio e agosto la pressione fiscale supererà nel 2013 il 44% del Pil.
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I NUMERI

7-8 miliardi
Pil in calo
La sola minore crescita dell'economia prevista sull'anno prossimo allontana l'obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2013. Agli effetti della debolissima congiuntura vanno aggiunti i maggiori oneri determinati dagli spread
4 miliardi
Delega fisco-assistenza
Da verificare l'obiettivo delle minori «spese fiscali» previsto entro il 2012

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