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Questo articolo è stato pubblicato il 02 dicembre 2011 alle ore 10:54.

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di Nicoletta Cottone

Nell'ultimo decennio, a fronte di un incremento del numero degli occupati del 7,5%, il Pil è aumentato in termini reali solo del 4%. Lo rileva l'ultimo rapporto Censis presentato oggi a Roma. «Un andamento che, se in parte è stato influenzato dalla cattiva congiuntura (tra il 2005 e il 2010 è diminuito in termini reali dell'1%), tuttavia risente anche di un affaticamento ormai strutturale della nostra capacitá di generare valore, visto che anche nel quinquennio 2000-2005, in piena fase espansiva, il tasso di crescita dell'economia italiana è stato comunque molto contenuto, pari al 5%».

Il confronto con l'Europa
Dati alla mano, il Censis rileva che Germania e Francia nel decennio 2000-10 hanno registrato una crescita in termini reali del Pil rispettivamente del 9,7% e dell'11,9%, che si è accompagnata a incrementi occupazionali più contenuti, del 5,1% in Francia e del 3% in Germania. Il Regno Unito, che più di altri Paesi ha cavalcato i processi di finanziarizzazione mondiale, ha addirittura assistito a una crescita del 17,7% del valore dell'economia nazionale, che tuttavia non ha stimolato altrettanto significative dinamiche sul fronte del lavoro. Ma anche un Paese come la Spagna, che pure nel decennio è stato protagonista di un boom occupazionale senza precedenti (+14,5%), ha visto aumentare il proprio Pil in misura molto più sostenuta dell'Italia (+22,7%).

La crisi erode il risparmio delle famiglie
La crisi economica degli ultimi anni ha ridotto il reddito disponibile delle famiglie e ha provocato conseguentemente una «caduta della propensione al risparmio» anche «a causa dell'irrigidimento» di alcuni consumi. In questo contesto la riduzione della quota di risparmi sembra però non avere colpito gli investimenti fissi, come le abitazioni. In 10 anni risulta inoltre raddoppiato il valore delle abitazioni.

Il 57,3% degli italiani disposti a far sacrifici
Oltre un italiano su due (il 57,3%), rileva il Censis, è disponibile a fare sacrifici per l'interesse generale del Paese. Anche se, di questi, il 45,7% lo farebbe solo in casi eccezionali. Secondo il rapporto, il 65,4% indica la famiglia come elemento che accomuna gli italiani, mentre l'81% condanna duramente l'evasione fiscale. A fronte poi di un 46% di cittadini che si dichiara «italiano», c'è un 31,3% di «localisti» che si riconoscono nei Comuni, nelle regioni o nelle aree territoriali di appartenenza, un 15,4% di «cittadini del mondo» che si identificano nell'Europa o nel globale e un 7,3% di «solipsisti» che si riconoscono solo in se stessi. Ancora oggi i pilastri del nostro stare insieme fanno perno sul senso della famiglia, indicata dal 65,4% come elemento che accomuna gli italiani. Seguono il gusto per la qualità della vita (25%), la tradizione religiosa (21,5%), l'amore per il bello (20%).

L'81% condanna duramente l'evasione fiscale
Cosa dovrebbe essere messo subito al centro dell'attenzione collettiva per costruire un'Italia più forte? Per più del 50% la riduzione delle diseguaglianze economiche. Moralità e onestà (55,5%) e rispetto per gli altri (53,5%) sono i valori guida indicati dalla maggioranza degli italiani. Emerge poi la stanchezza per le tante furbizie e violazioni delle regole. L'81% condanna duramente l'evasione fiscale: il 43% la reputa moralmente inaccettabile perchè le tasse vanno pagate tutte e per intero, per il 38% chi non le paga arreca un danno ai cittadini onesti.

Servizio sanitario peggiorato per un italiano su tre
Quasi un italiano su tre, il 28,9%, nonostante gli sforzi delle Regioni per rimettere in ordine i conti, giudica peggiorato negli ultimi due anni il servizio sanitario. Secondo il Rapporto annuale del Censis i cittadini
temono in particolare modo un'accentuazione delle differenze di qualità tra le sanità regionali (35,2%) e che l'interferenza della politica danneggi in modo irreparabile la qualità della sanità (35%).

Connessi nove giovani su dieci
Oltre la metà degli italiani naviga quotidianamente su internet: per informarsi, cercare lavoro, pagare le bollette e consultare lo stradario. L'utenza del web nel 2011 ha superato la fatidica soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l'esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si fraziona tra l'87,4% dei giovani e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% delle persone più istruite e il 37,7% di quelle meno scolarizzate. In pratica nove giovani su dieci sono connessi.

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