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Questo articolo è stato pubblicato il 05 gennaio 2012 alle ore 08:06.
Fornero-Camusso, via al confronto. Nella foto Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero (a sinistra), e il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso (Ansa)
La sede è istituzionale: la direzione regionale del ministero del Lavoro, a Torino. Lì si sono parlate ieri, Elsa Fornero e Susanna Camusso. Un incontro lungo – circa tre ore, dalle 11 alle 14 – tranquillo, approfondito e serio. Il ministro del Lavoro e il segretario generale del primo sindacato italiano hanno discusso di tutti i fronti della possibile riforma di quel mercato del lavoro «duale e bloccato» che il governo vuole cambiare soprattutto per rilanciare le assunzioni dei giovani e delle donne, e per garantire l'occupabilità dei lavoratori più anziani.
Il faccia a faccia è arrivato senza preavvisi e apre, nei fatti, l'agenda degli incontri che il ministro terrà settimana prossima con gli altri leader sindacali e i rappresentanti delle imprese seguendo il metodo dell'ascolto di tutte le proposte concrete di intervento che possono essere condivise.
Quello di ieri non è stato un «incontro separato», insomma, ma di apertura totale, che arriva dopo le polemiche sollevate nei giorni scorsi proprio dalla Cgil, che voleva solo tavoli unitari, e arriva nel giorno dell'ennesima presa di distanza di palazzo Chigi da qualsiasi ipotesi di modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; un tema, ha ripetuto lo staff di Mario Monti, che verrà eventualmente affrontato alla fine di un percorso di riforma più complessiva e, comunque, solo dopo la concertazione con le parti sociali. L'agenda, dunque, non cambia, semmai si apre. E dopo la ricognizione con incontri bilaterali del ministro verranno definite le modalità per il confronto finale che porterà «nei tempi brevi indicati dal Presidente del Consiglio Mario Monti» al varo della riforma.
La Cgil ha sottolineato il carattere «usuale e informale» dell'incontro torinese con l'auspicio che ne seguano di nuovi e nelle modalità ordinarie. Ma, soprattutto, ha ribadito quella che è la sua posizione iniziale, assunta fin da prima della riforma della previdenza: serve la massima concertazione sugli argomenti di politica economica che riguardano il welfare e il lavoro.
Perché se il Governo vuole intervenire su lavoro e occupazione, «questi temi vanno correlati a quello più generale della crescita, che deve passare attraverso l'adozione di un piano del lavoro e con un intervento di riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti». A rimarcarlo, ancora su Twitter come nei giorni scorsi e poco prima dell'incontro Camusso-Fornero, è stato fatto girare un post che parla da solo: «Non è necessaria la concertazione anni '90 ma un confronto serio e onesto». Perché se si vuole trovare un'intesa è sufficiente «chiamare i sindacati e parlare chiaro, individuando obiettivi e strumenti»; sarebbe «buon senso», altrimenti «è solo tutto fumo per decidere da soli».
Le priorità che la Cgil ha in mente sono chiare: bisogna ridurre la precarietà e intervenire sugli ammortizzatori sociali per estenderne le garanzie. E bisogna farlo in fretta, perché la lista delle vertenze aziendali aperte al ministero dello Sviluppo continua a crescere (sono 230 con circa 30mila lavoratori coinvolti) e perché il calo tendenziale della cassa integrazione registrato negli ultimi mesi del 2011 dall'Inps (-20%) non fanno ben sperare vista la prospettiva certa di un altro anno di recessione.
Si vedrà nelle prossime settimane se la richiesta di un «confronto vero» e a tutto campo a palazzo Chigi sarà alla fine accolta, visto che il premier non ha alcuna intenzione di coltivare divisioni tra i sindacati. Per il momento di lavoro continuerà ad occuparsi solo Elsa Fornero, mentre il premier, insieme al sottosegretario Antonio Catricalà, penserà alle liberalizzazioni e alla concorrenza. A condividere questo percorso su dossier separati sarebbe anche il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che in privato avrebbe detto di preferire un approccio più cauto sul tema del lavoro, aggiungendo che anche lui avrà un ruolo nella definizione delle misure per rilanciare l'occupazione.
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