Il Sole 24 Ore
Stampa l'articolo Chiudi

10 gennaio 2011

Le mani della criminalità sulle imprese, un giro d'affari da 140 miliardi. E la crisi fa aumentare le vittime dell'usura


Supera i 140 miliardi di euro, pari a circa il 7% del Pil, con un utile che sfiora i 100 miliardi di euro e 65 miliardi di liquidità, il fatturato della criminalità, mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell'impresa. A lanciare l'allarme è Confesercenti e Sos Impresa nella XIII edizione del rapporto "Le mani della criminalità sulle imprese".

Si tratta di una massa di denaro enorme che passa quotidianamente - rileva il rapporto - dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi. La criminalità organizzata è «il più grande agente economico del Paese», una grande «holding company articolata su un network criminale, fortemente intrecciato con la società, l'economia e la politica».

Di fatto bar, ristoranti, alberghi e negozi subiscano 1.300 reati al giorno, praticamente 50 all'ora, quasi un reato ogni minuto. Violenza di strada e ricatto mafioso, dunque, si abbattono sulla piccola impresa, costringendola ad una vita affannosa per sopravvivere e «a non divenire facile preda degli appetiti di criminali in doppiopetto». Sono oltre un milione gli imprenditori vittime di un qualche reato, ovvero un quinto degli attivi.

In tre anni 190mila imprese hanno chiuso per debiti o usura. Fallimenti in aumento: +46% nel primo trimestre 2010
Anche la piaga dell'usura continua a crescere in silenzio e nel silenzio: dal 2008 al 2011 190 mila imprese hanno chiuso i battenti per debiti o usura, rivela il rapporto. L'indebitamento delle imprese - secondo lo studio - ha raggiunto i 180 mila euro, quasi raddoppiatosi nell'ultimo decennio. Anche i fallimenti sono cresciuti vorticosamente: +16,6% nel 2008 e +26,6% nel 2009. Allarmanti, poi, i dati del 2010 riferiti al primo trimestre, con fallimenti in crescita del 46%. Tradotto in numeri questo significa che 3.226 aziende hanno fatto ricorso alle procedure fallimentari, con un trend che farà superare abbondantemente le 12mila chiusure. Sono 200mila, in sostanza, i commercianti coinvolti in rapporti con l'usura, ma le posizioni debitorie vanno stimate inoltre 600mila unità. E con la crisi è aumentato il numero degli usurai che oggi sono passati da circa 25mila a oltre 40mila.

L'usura colpisce soprattutto la vendita al dettaglio. Le mafie sempre più coinvolte
Quanto all'identikit della vittima dell'usura, il fenomeno colpisce solitamente commercianti che operano nel dettaglio tradizionale, come alimentaristi, gestori di negozi di abbigliamento e calzature, fiorai. Sono queste le categorie che - rileva il rapporto - oggi pagano, più di ogni altro comparto, il prezzo della crisi. Da segnalare, infine, l'ingresso della criminalità organizzata, soprattuto della camorra, nell'attività usuraia. Secondo il rapporto «molti boss non considerano più spregevole tale attività, anzi il titolo di usuraio mafioso si inserisce compiutamente in quell'economia corsara, immensamente ricca e altrettanto spregiudicata. Le operazioni censite che hanno coinvolto esponenti della criminalità organizzata sono aumentate in tre anni del 52,5%».

Roma sempre più violenta, supera Napoli e Catania
Secondo il rapporto, Roma è sempre più violenta. Tra omicidi, estorsioni, regolamenti di conti, usure e rapine, la Capitale è diventata una città sempre meno sicura, più violenta di Catania, Palermo, Napoli o Reggio Calabria, capoluoghi a forte radicamento mafioso. Va a Roma, inoltre, il triste primato di capitale dell'usura. La rapina il 4 gennaio scorso nel quartiere di Tor Pignattara ha inaugurato il 2012 «confermando lo stato di emergenza sicurezza in cui versa la Capitale, da almeno cinque anni». E a questi gesti eclatanti bisogna aggiungere il numero di altri reati, dall'omicidio alle lesioni, aumentati nel 2010 e nel 2011. In particolare le rapine a Roma nel 2011 sono aumentate dell'11% e «i principali obiettivi dei rapinatori sono diventati quegli esercizi commerciali che non possono contare su forme di controllo quali vigilanti o casseforti, o che non pagano il pizzo». Dal rapporto, poi, emerge che «la violenza investe le periferie e le borgate, ma anche il centro storico e quartieri più ricchi come Prati, l'Eur e i Parioli».
Infine, sul fronte dell'usura, il Lazio e la Capitale sono tra i più colpiti dal fenomeno. Secondo Sos Impresa sono circa 28mila (pari al 32%) il numero di commercianti del Lazio coinvolta in fatti usurai. Roma, in particolare, «è da decenni il luogo per eccellenza dell'usura».


10 gennaio 2011