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Questo articolo è stato pubblicato il 20 gennaio 2012 alle ore 17:56.

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L'Italia prima di tutto.Pier Luigi Bersani ripercorre le tappe che hanno portato il Partito democratico ad appoggiare il Governo Monti, ma dice basta con manovre di aggiustamento, perché «al nostro Paese non si può chiedere di più. Non siamo disposti a farci trattare come la Grecia».
Dopo la birra in solitudine che ha fatto il giro della rete, il segretario parla alla platea dell'assemblea democratica.

Il Pd, assicura, sarà con Monti fino alla fine della legislatura, fino a quando «il Paese non si sarà allontanato dalla soglia del baratro», «ci saremo dicendo quello che va e quello che non va».
Certo, ammette «la manovra è pesante, contiene cose da correggere e altre da implementare» e il cammino da fare è «arduo», «un passo dobbiamo farlo noi da soli, un altro con l'Europa».

Silvio Berlusconi? «Mai pensato che senza lui i problemi se ne sarebbero andati», chiarisce, piuttosto abbiamo detto che «via Berlusconi si comincia a lavorare».
Poi Bersani invita i democratici a metterci più anima, «più sdegno e far capire che noi siamo da un'altra parte rispetto a quel che si é visto sin qui». E al gruppo dirigente chiede «impegno, unità e tenuta davanti alle difficoltà che verranno».

Sulle liberalizzazioni invita il Governo a fare «di più e meglio e con maggiore immediatezza». Il riferimento è in particolare a quelle materie che «incidono direttamente sulle tasche dei cittadini», i farmaci, il gas, le assicurazioni, le banche, i servizi professionali.

Quanto alla riforma del mercato del lavoro stigmatizza le divisioni interne («ci appassioniamo, discutiamo, facciamo maggioranza e minoranze, ma decidiamo») e chiede che dall'assemblea venga affidato al tavolo sulla riforma del mercato del lavoro anche «il ripristino della norma contro le vergognose dimissioni in bianco e la questione della democrazia nei luoghi di lavoro, valorizzando gli accordi del 28 giugno».

Altro obiettivo: mettere mano alle riforme istituzionali ed elettorale. Ma «nella malaugurata ipotesi che si andasse a votare con l'attuale legge», noi «faremo le primarie per i parlamentari».

Un passaggio del suo discorso è riservato pure alla Lega Nord. La sua l'autonomia, dice il segretario Pd, «in trent'anni si è via via ridotta a un po' di xenofobia e un po' di soldi per le quote latte. Per il resto, vanno a rimorchio del miliardario».

E sulla Rai avverte: il Pd non parteciperà a una distribuzione di posti in con il metodo Cencelli perchè vuole una riforma della governance della tv pubblica.

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