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Questo articolo è stato pubblicato il 22 gennaio 2012 alle ore 18:02.

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Mario Monti e Abdel-Rahim al-Kib a Tripoli (Epa)Mario Monti e Abdel-Rahim al-Kib a Tripoli (Epa)

L'intesa era stata delineata in dicembre durante la visita a Roma del presidente del Consiglio nazionale di transizione, Mustafa Abdel Jalil, e ratificata ieri con la missione a Tripoli del premier Mario Monti accompagnato da alcuni ministri del suo governo.

Un centinaio di militari italiani sbarcheranno in Libia per dare vita all'operazione Cirene, missione di addestramento e consulenza destinata alle forze armate e di sicurezza libiche. Forze la cui consistenza e inquadramento sono al momento solo teorici considerato che decine di milizie che hanno combattuto Gheddafi restano armate e si fronteggiano a Tripoli e in alter località del Paese mentre nella Cirenaica Orientale è segnalata la presenza di una milizia di al-Qaeda forte di almeno 200 miliziani. La nomina del nuovo comandante delle forze armate, il generale in pensione Yousef al-Manqoush , non è stata riconosciuta da molte milizie incluse quelle islamiche e di Zintan e Misurata con il rischio di una guerra civile paventato già più volte dallo stesso Jalil.

Si moltiplicano infatti le contestazioni nei confronti del Cnt accusato da più parti di scarsa trasparenza e di aver affidato ruoli chiave a ex esponenti del regime. Il 19 gennaio in una di queste manifestazioni a Bengasi il numero due e portavoce Cnt, Abdelhafiz Ghoga, è stato sottratto al linciaggio dalle sue guardie del corpo dopo che la folla lo aveva aggredito.
Ripristinare le condizioni minime di sicurezza rimane quindi la priorità per poter dar vita a una reale ricostruzione economica che possa favorire l'afflusso di investimenti stranieri come quelli previsti dagli accordi già firmati nei giorni scorsi con Qatar ed Emirati Arabi Uniti. "Ci accingiamo ad avviare una cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa" aveva dichiarato il 18 gennaio il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paiola, alle commissioni parlamentari Difesa ed Esteri .

L'impegno, aveva spiegato il ministro riguarderà in particolare "l'addestramento, lo sminamento, la sorveglianza del territorio e la cessione di mezzi alle forze libiche". Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi aveva sottolineato che l'Italia "ritiene essenziale puntare alla formazione delle forze di polizia in Libia".

Da quanto emerge dal provvedimento che rinnova le missioni militari all'estero per tutto il 2012, l'operazione Cirene sarà guidata da un colonnello e vedrà impegnati 54 ufficiali e 46 sottufficiali provenienti da diversi reparti e specialità. Non è chiaro se si tratti solo di istruttori e consiglieri militari dell'esercito o anche di aeronautica, marina e carabinieri ma pare probabile che la missione addestrativa sia improntata alla massima flessibilità in base alle esigenze dei libici e alle opportunità che potranno aprirsi. Già durante la guerra Roma aveva inviato dieci consiglieri ad affiancare il comando militare del Cnt e alcune decine di uomini delle forze speciali direttamente impegnati in prima linea e nell'addestramento dei ribelli. I primi sette militari italiani della nuova missione d'addestramento sarebbero arrivati in Libia all'inizio dell'anno per costituire la base dell'operazione i cui costi sono previsti quest'anno in poco più di 10 milioni di euro, dei quali 7 per le retribuzioni del personale e gli altri per la gestione.

Cirene rappresenta il primo intervento militare di supporto alle nuove forze libiche dopo la caduta di Gheddafi. La missione internazionale di stabilizzazione ventilata nell'ottobre scorso dagli stessi Paesi che avevano aiutato il Cnt a combattere il raìs non è mai decollata e l'Italia ha quindi oggi l'opportunità di rimettere piede in Libia anche con l'obiettivo di aggiudicarsi almeno una parte delle importanti commesse militari che Tripoli dovrà varare per equipaggiare forze che hanno bisogno di tutto. Dai radar alle navi, dagli aerei ai mezzi terrestri, dagli elicotteri alle artiglierie con una priorità da accordare necessariamente ai mezzi necessari a controllare e proteggere le frontiere e gli spazi aerei e marittimi. In tal senso l'operazione Cirene potrebbe offrire all'Italia qualche vantaggio soprattutto su francesi e britannici che premono da tempo sul Cnt per incassare, anche in termini di commesse militari, i dividendi della vittoria contro Gheddafi.

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