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Questo articolo è stato pubblicato il 28 gennaio 2012 alle ore 12:14.

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La bielorussa Azarenka, è la nuova numero unoLa bielorussa Azarenka, è la nuova numero uno

È durata lo spazio di sei game la sfida per il titolo di regina degli Australian Open. Poco più di una ventina di minuti, durante i quali Maria Sharapova ha cullato l'illusione di essere ritornata quella dei tempi d'oro. La 17enne capace di suonarle a Serena Williams e Justine Henin, portandosi a casa i trofei di Wimbledon, Flushing Meadows e del Masters nella stessa stagione. Una bionda furia calata dalle gelide terre della Siberia, glamour e affascinante quanto glaciale e micidiale.

Ma a spuntare le zanne di questa tigre venuta dal nord sarebbero, purtroppo, arrivati una serie di infortuni che l'avrebbero costretta a lunghi periodi di inattività. In particolare un problema di non poco conto alla spalla ne avrebbe limitato esplosività e potenza, togliendo all'avvenente russa anche gran parte della fiducia in se stessa.

Oggi, dopo un faticoso cammino che pareva finalmente averla riportata al top, Masha sembrava davvero pronta a tornare in vetta. Illusione alimentata dalla partenza stentata di una Azarenka frenata in avvio dall'inevitabile emozione. Così, con la bielorussa che esordiva con due doppi falli seguiti da altrettanti errori gratuiti, la Sharapova si ritrovava subito in vantaggio per 2/0 e 30/0. A quel punto, però, Victoria ritrovava all'improvviso gioco e grinta quindi, vinta la paura dei primi game, si lanciava in una cavalcata spettacolare. Un assolo nel quale non c'era nessuno spazio per la malcapitata rivale. Per Maria, intanto, si spegneva definitivamente la luce tanto che, da quel momento, la russa non avrebbe portato più a casa lo straccio di un game.

Una severissima lezione di tennis per la russa, dominata sul piano atletico non meno che su quello tecnico da un'avversaria che, pur non brillando per varietà di soluzioni, di certo riusciva a mettere in campo qualche variazione in più di lei. E infatti il naufragio della Sharapova è ancora una volta imputabile soprattutto all'incapacità dell'ex-numero uno di operare una qualsiasi scelta strategica diversa dal cercare di prendere a pallate l'avversaria.

La partita si trasformava così, rapidamente, in un match di wrestling, in una gara a chi picchia più forte dalla quale, invariabilmente, Masha usciva con le ossa rotte. Scambio dopo scambio, era sempre la prima a sbagliare e i 30 errori non provocati contro i 12 della rivale ne sono la prova inconfutabile.

La Azarenka, dal canto suo, non aveva motivo di cambiare gioco mentre stava vincendo con tanta facilità. Difficile dire se, ora, sarà lei la nuova dominatrice di un circuito che vive una crisi profondissima e non da oggi, come provano i continui avvicendamenti nelle zone alte della classifica dove sono transitate, negli ultimi anni, giocatrici pronte a sparire come meteore. E non a caso, gli ultimi cinque Slam hanno avuto altrettante vincitrici diverse.

La bielorussa, da oggi anche nuova numero uno del ranking, può comunque godersi il meritato successo. In quanto a talento non è certo una Williams o una Henin ma è la nuova regina e ha appena fatto centro in uno Slam. In fondo nello sport chi vince ha (quasi) sempre ragione.

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