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Questo articolo è stato pubblicato il 02 febbraio 2012 alle ore 07:49.
L'ultima modifica è del 02 febbraio 2012 alle ore 07:48.
C'è un buco di 15 miliardi di euro nel secondo pacchetto di salvataggio per la Grecia e, secondo molti, a partire dal Fondo monetario, dovrebbe essere la Banca centrale europea a fornire la maggior parte delle risorse per chiuderlo. Accettando, come i creditori privati, una perdita sui bond greci che ha acquistato l'anno scorso per cercare di tenere a galla Atene, oppure rinunciando ai profitti che potrebbe fare, dato che gli acquisti sono avvenuti a quotazioni scontate rispetto al valore nominale.
La Bce, che si è opposta fin dall'inizio anche al coinvolgimento del settore privato nella soluzione del debito greco, è ancor più ferma nel respingere l'ipotesi che essa stessa debba accettare delle perdite. Anche perché in questo modo violerebbe il proprio statuto, che impedisce il finanziamento monetario dei deficit degli Stati. A Francoforte comunque il problema è in discussione e la Bce si sta rendendo conto che potrebbe essere impossibile, alla fine, chiamarsi fuori del tutto.
Il secondo pacchetto per la Grecia prevedeva 130 miliardi di euro di nuovi aiuti. Il peggioramento dei conti di Atene a causa delle recessione ha fatto però salire l'importo a 145 miliardi. L'obiettivo, sostiene l'Fmi, è riportare il debito greco su un percorso di sostenibilità (al 120% del Pil entro il 2020). Anche dopo le perdite concordate con i privati, il gap fra la prima e la seconda stima, andrà colmato in qualche modo. La Bce, che ha in portafoglio titoli greci stimati in 50 miliardi di euro, se non vorrà accettare l'haircut di fatto imposto ai privati, potrebbe optare per una rinuncia ai guadagni che potrebbe ottenere (valutati in 10-15 miliardi di euro), tenendo i titoli fino alla scadenza, grazie al fatto che ha acquistato i bond a un prezzo scontato, proprio perché è intervenuta nel pieno della crisi. Le possibilità sono diverse: una cessione al fondo salva-Stati europeo Efsf, allo stesso prezzo dell'acquisto, o un passaggio attraverso le 17 Banche centrali nazionali dell'Eurosistema. In caso di perdite, l'importo sarebbe, per l'intero Eurosistema, relativamente modesto.
Altri due elementi complicano però le decisioni. Il primo è la possibilità di creare un precedente, al quale poi potrebbero rifarsi gli altri Paesi oggi destinatari degli aiuti, Irlanda e Portogallo, soprattutto quest'ultimo, per il quale si parla della necessità di un secondo pacchetto di prestiti. Il secondo è il fatto che la Bce, oltre ai titoli acquistati sul mercato, detiene anche debito greco consegnato dalle banche (soprattutto greche) come collaterale per le operazioni di finanziamento, per circa 70 miliardi. Cosa succederà a questi titoli e quali sarebbero le ripercussioni sulle banche greche?
Infine, c'è l'impatto sul programma di acquisto di titoli (Smp), allargato in estate a Italia e Spagna. Se la Bce dovesse tenersi fuori del tutto dalla ristrutturazione greca, il messaggio per i mercati dei titoli italiani e spagnoli sarebbe che la Banca pretende di essere trattata come un creditore privilegiato, quindi l'efficacia degli interventi si ridurrebbe. L'accettazione di perdite però darebbe fiato a coloro che sono contrari all'Smp.
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