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Questo articolo è stato pubblicato il 03 febbraio 2012 alle ore 07:59.
L'ultima modifica è del 03 febbraio 2012 alle ore 06:36.
Spread sui titoli di Stato che si stringe, Borsa che sale, bond aziendali che corrono come non si vedeva da almeno due anni, banche che tornano a emettere obbligazioni battendo sul tempo persino i colossi americani, inglesi e tedeschi il cui timore sul differenziale è confinato al motore dell'auto.
Se escludiamo qualche scossone all'inizio di questa settimana, il mercato sembra volersi mantenere in modalità "risk-on", cioè con una discreta propensione al rischio. Un trend che si protrae ormai da due mesi, questo, ma su cui ogni giorno grava la stessa domanda: quanto durerà?
E soprattutto: perché, malgrado gli stop-and-go nel negoziato sul debito greco, l'Italia non è più il bersaglio preferito degli investitori euro-scettici? Difficile trovare una risposta sul mercato.
Da anni gli analisti hanno preferito concentrarsi più sul «sell side», cioè sulle ragioni per vendere i titoli, che sul «buy side», cioè sulle ragioni per comprarli (il rapporto tra i primi e i secondi è di 5 a 1) e quindi la maggior parte di loro non sa in che posizione collocarsi o come interpretare un rally che ha colto molti di sorpresa. Nessuno ha la sfera di vetro, ma qualche considerazione sulle ragioni e sulle prospettive del rally - soprattutto per quel che riguarda il mercato italiano - può essere fatta.
La prima è che per quanto la forbice tra le richieste dei mercati e le risposte della politica sia ancora ampia, i passi avanti compiuti dall'Europa sulla riforma del patto, sul fiscal compact e sui meccanismi di protezione degli Stati in caso di crisi finanziaria sono andati anche oltre le speranze dell'autunno scorso: forse molti lo hanno dimenticato, ma solo quattro mesi fa economisti e analisti scommettevano sul default della Grecia prima di Natale, sull'insolvenza dell'Italia entro Pasqua e quindi sul crollo dell'Eurozona entro l'estate. Oggi c'è una Bce che ha assunto un ruolo-guida nel cantiere finanziario europeo, inondando le banche di liquidità da utilizzare come meglio credono, una Borsa che ha segnato in gennaio il miglior mese degli ultimi 20 anni (Piazza Affari è tra le prime al mondo per punti recuperati), il denaro sta tornando sui BTp e sui titoli bancari e dell'Italia nessuno parla più come della più temibile minaccia potenziale per la sopravvivenza dell'Euro.
Certo, i nostri 1.900 miliardi di debito sono troppi e troppo basse - se non negative - sono le nostre prospettive di crescita del Pil, ma dal punto di vista dei mercati i passi avanti compiuti finora dal Governo Monti e la determinazione con cui si stanno portando avanti le altre riforme strutturali rappresentano un deciso giro di boa per il Paese e per l'Europa. Un'Italia in sicurezza, è una polizza di assicurazione sul futuro della stessa Europa: più della Spagna o di chiunque altro. In altre parole, anche se i mercati sanno bene che ci vorranno alcuni anni perchè l'Italia si risollevi e perchè l'Europa risolva tutti i suoi problemi politici, il fatto che più conta è che gran parte degli scenari peggiori sembrano essere usciti dal tavolo da gioco.
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