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Questo articolo è stato pubblicato il 04 febbraio 2012 alle ore 13:29.

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Avevano promesso, "torneremo ancora": riecco il popolo che non vuole più Vladimir Putin al potere, di nuovo sulla piazza Bolotnaja, a gridare "La Russia senza Putin!" a pochi passi dal Cremlino.

Non è più un tabù, ormai. Soltanto pochi mesi fa avrebbero temuto arresti di massa, oggi - con Mosca a meno 22 gradi - è soprattutto il freddo a metterli alla prova, tanto che gli organizzatori hanno ridotto a 40 minuti la parte "ferma" dell'iniziativa, davanti al palco degli oratori e dei musicisti, dopo il corteo partito a mezzogiorno dalla piazza Oktjabrskaja. Una massa variopinta, questa è la manifestazione che accoglie liberali, società civile, nazionalisti, sinistra: palloncini bianchi e bandiere rosse, moderati e rivoluzionari che paragonano Putin a Gheddafi o a Mubarak, e sognano la loro primavera araba in versione invernale.

Nei giorni scorsi Putin, avviato al voto del 4 marzo per la riconquista del Cremlino, non ha dimostrato di prendere in grande considerazione lo stato d'animo dei manifestanti. Però questa volta ha risposto all'iniziativa ad armi pari: più lontano dal centro, sulla Poklonnaja - la Collina degli Inchini dove Napoleone attese invano la resa dei moscoviti - è in corso proprio oggi una manifestazione di segno opposto, a sostegno del candidato presidente. Qui le bandiere sono soprattutto tricolori, bianco-rosse-blu, le scritte inneggiano alla Russia e al patriottismo, oltre che naturalmente all'uomo denigrato dall'altro fronte: "Chi, se non Putin?". E questa è l'arma con cui il regime intende dimostrare che il sentimento sulla Bolotnaja è in minoranza nel Paese. "Noi siamo di più!", gridano dal palco della Poklonnaja, mentre il tradizionale balletto di cifre assegna 56mila persone ai pro-Putin, 14.500 agli altri.

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