Storia dell'articolo
Chiudi
Questo articolo è stato pubblicato il 09 febbraio 2012 alle ore 07:41.
ROMA. Tutto è bene quel che finisce bene. Lo dice Luca Zaia, lo conferma Umberto Bossi, che poco prima, a Palazzo Chigi, ha incontrato il premier Mario Monti in partenza per gli Stati Uniti. Nel giorno in cui va in scena la gazzarra della Lega nell'aula della Camera, per protestare contro il cosiddetto decreto svuota-carceri, il Senatur incontra il Professore. Oggetto ufficiale del faccia a faccia è lo statuto del Veneto e in particolare le disposizioni sulla «autonomia finanziaria». Ma è chiaro che è anche un modo per Bossi di "agganciare" Monti direttamente.
La Lega non può permettersi l'isolamento e tantomeno di venir rappresentata da quel Pdl che da alleato si è trasformato in avversario e non solo perchè sostiene il governo ma anche (e soprattutto) per quell'ipotesi d'intesa con il Pdl sulla legge elettorale. Meglio dunque trattare direttamente. E così stato.
Dopo aver minacciato fuoco e fiamme per l'impugnazione dello statuto Veneto da parte del Governo, alla fine il Senatur si è accordato con il premier. Il governo al consiglio dei ministri del 14 febbraio fermerà il ricorso annunciato contro lo Statuto della Regione Veneto, dopo l'impegno assunto dalla Giunta guidata da Zaia di modificarlo nei punti controversi, ossia quelli sull'autonomia finanziaria. «Resta ferma - si legge nella nota diffusa dalla Presidenza - l'impugnazione della legge elettorale» regionale sul numero dei consiglieri eleggibili.
Anche il governatore Veneto si dice soddisfatto. E ci tiene a far sapere che si è parlato non solo di statuto regionale: «Abbiamo affrontato anche la questione delle quote latte», spiega Zaia, che da ministro dell'Agricoltura seguì molto da vicino la vicenda delle multe agli allevatori.
È la conferma del cambio di marcia della Lega, che pur restando all'opposizione, pur attaccando quotidianamente Monti, il suo governo e la sua maggioranza, non può permettersi di limitare l'azione politica alla sola protesta. L'opposizione certamente paga. Negli ultimi due mesi il Carroccio ha guadagnato consensi. Ma la linea "celodurista" non basta più a chi ormai ha centinaia di amministratori locali in camicia verde, che devono rendere conto ai loro elettori e non possono certamente pensare di cavarsela scaricando le responsabilità su «Roma ladrona».
Lo dimostra anche l'insofferenza della base, che non è più appagata dalle grida di guerra del Senatur, soprattutto se seguite dalle cene di Arcore. Il terremoto interno al Carroccio continua. La questione dell'utilizzazione dei fondi del partito continua a tenere banco e se ne sta occupando molto da vicino Roberto Castelli. E poi c'è il nodo delle candidature alle amministrative, non ancora sciolto, a partire da Verona e dalla lista Tosi: il sindaco che punta ad essere riconfermato al primo turno senza il contributo dell'alleanza con il Pdl. Nulla è ancora stato deciso, ma niente potrà più essere imposto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Permalink
Ultimi di sezione
- Bersani: la questione esodati va risolta, il Pd
- Squinzi: tasse su imprese zavorra intollerabile.
- Sentenze tributarie taroccate: agli arresti
- Meteo, in arrivo un altro week-end con temporali
- Un militare è morto a bordo dell'Amerigo Vespucci
- Le poltrone dei grillini. Dopo lo scontro con
- I volti nuovi dell'Egitto: ecco i cinque (su 12)
- Diamanti e lingotti vietati ai partiti. I redditi
- Napolitano da Corleone dice: c'è molto di nuovo







