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Questo articolo è stato pubblicato il 09 febbraio 2012 alle ore 07:44.

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di Emilia Patta
ROMA. Superamento del bicameralismo perfetto, riduzione dei parlamentari e assegnazione al premier del potere di nomina e di revoca dei ministri. Sì anche alla sfiducia costruttiva. E sì, naturalmente, alla necessità di cambiare l'attuale legge elettorale, il cosiddetto "Porcellum": l'obiettivo deve essere «restituire ai cittadini la libertà di scegliere i parlamentari senza obbligare i partiti a coalizioni politicamente forzate e a vincoli programmatici».

Come già accaduto dopo il vertice parlamentare tra Pdl e Pd di martedì, anche quello di ieri tra Pdl e Terzo Polo si conclude con un comunicato congiunto. E le parole sono molto simili. Anche il comunicato stilato con il Pd parlava di mantenere un «impianto tendenzialmente bipolare» senza però, spiegava Luciano violante, costringere i partiti a «grandi ammucchiate» per vincere le elezioni con il rischio di avere maggioranze che si sfaldano dopo poco, come in effetti è avvenuto con gli ultimi governi Prodi e Berlusconi. Lo stesso concetto è stato ribadito ieri da Gaetano Quagliariello, uno degli "sherpa" azzurri al lavoro in questi giorni: «Non abbiamo detto no al bipolarismo, non abbiamo detto che non bisogna indicare le coalizioni, abbiamo detto no alle ammucchiate».

Semmai i grandi partiti, Pdl e Pd, insistono più sul bipolarismo da salvare; mentre il Terzo polo enfatizza la fine di questo bipolarismo («mi sembra che ci siano finalmente le condizioni per superare il bipolarismo muscolare e per far dialogare le principali coalizioni», è il commento del finiano Italo Bocchino al termine dell'incontro con la delegazione del Pdl).
Ma evitare le grandi ammucchiate che cosa vuole dire concretamente? Innanzitutto togliere il premio di maggioranza previsto dal "Porcellum" mantenendo un meccanismo di sbarramento esplicito(con soglia di sbarramento) e/o implicito (attraverso circoscrizioni piccole) in modo da evitare la frantumazione politica e incentivare il più possibile le aggregazioni. Su questi principi oramai gli "sherpa" dei tre partiti sono d'accordo, e il modello su cui si sta ragionando per un eventuale accordo è un misto di spagnolo e tedesco (esistono proposte dei democratici Ceccanti e Vassallo e dell'azzurro Saro in tal senso): metà deputati eletti con il proporzionale con liste bloccate e metà attraverso collegi piccoli in modo da rappresentare una soglia implicita anti-frammentazione.

I collegi piccoli hanno inoltre tra i loro effetti quello di dare buona rappresentanza ai partiti molto radicati sul territorio: e questo potrebbe trovare il favore della Lega Nord, al momento contrarissima a una cancellazione del "Porcellum" («prima la riduzione dei parlamentari», è il mantra leghista di queste ore).

Il punto è ora tutto politico e sarà sciolto da un vertice tra i tre segretari, come ha annunciato ieri il pidiellino Ignazio La Russa: Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini si incontreranno a breve. Se l'accelerazione di questi giorni è stata salutata da Casini come «l'alba di una nuova stagione» e se Bersani invita i presidenti delle Camere a convocare subito una capigruppo congiunta per definire l'iter, il Pdl e Silvio Berlusconi devono sciogliere il nodo della Lega. Umberto Bossi lo ha detto chiaramente: «L'alleanza con il Pdl? Dipende dalla legge elettorale e dal fatto che Berlusconi sostiene questo governo».

Il Cavaliere ha convocato per oggi lo stato maggiore del partito per fare il punto della situazione politica. Ma prima delle elezioni amministrative di primavera sarà difficile trovare la quadra sulla legge elettorale. E intanto è da registrare un primo incaglio al Senato: la capigruppo di ieri, convocata su riforme e legge elettorale, si è conclusa con un nulla di fatto e con un "no" alla richiesta del Pd di convocare una capigruppo congiunta delle due Camere.

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