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Questo articolo è stato pubblicato il 09 febbraio 2012 alle ore 15:45.

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Quando hanno capito di aver messo le mani su una faccenda in cui l'evasione fiscale era l'aspetto meno grave, con un pizzico di immaginazione i finanzieri della Compagnia di Varese devono aver pensato di trovarsi di fronte a un piccolo Al Capone in versione gallaratese. Ipotesi che è ancora tutta da dimostrare e su cui sta indagando la stessa Guardia di Finanza in Veneto.

Perché, per ora, alla «nota azienda attiva nel settore del commercio al dettaglio di abbigliamento» è stata contestata solo la mancata dichiarazione dei redditi e dell'Iva per il 2009 e il 2010. In tutto si tratta di 6 milioni di ricavi completamente nascosti all'erario. Solo di Iva, il mancato introito verificato dalla Guardia di Finanza è di 160mila euro. Per l'Ires i calcoli dovrà farli l'agenzia delle Entrate.

L'azienda finita nel mirino delle Fiamme Gialle dovrebbe essere la Glenfield, marchio di abbigliamento e accessori femminili nata negli anni 70, con oltre un centinaio di negozi in tutta Italia e presente anche in Germania e Svizzera.
Un paradosso che ha lasciato di stucco i finanzieri: come è possibile che qualcuno abbia potuto pensare che un'attività così visibile e per definizione sotto gli occhi di tutti, potesse sfuggire ai controlli?

A Gallarate, dove l'azienda ha sede solo da pochissimi anni, da quando il marchio Glenfield è stato rilevato in un fallimento in provincia di Treviso, ipotizzano che siano state le difficoltà legate alla crisi economica e al forte calo della domanda (il 2009 è stato l'anno peggiore per tutti) a spingere più di un imprenditore a non pagare le tasse e tenersi in cassa la liquidità necessaria per mandare avanti l'attività.

Ma è anche vero che un tentativo di evasione «così spudorato» da queste parti non era mai capitato. Per l'impresa sotto tiro la storia delle tasse rischia di essere solo un dettaglio di una vicenda più ampia e con risvolti penali su cui le indagini sono ancora in corso. Scoperta l'evasione totale, infatti, i finanzieri si sono accorti che sulla stessa impresa e per motivi più gravi stava indagando un altro reparto, in Veneto, dove si era verificato il fallimento da cui era scattata l'acquisizione. Si sta cercando di chiarire il contesto in cui è avvenuto il fallimento dell'azienda che era titolare del marchio, ceduto poi alla società in accomandita semplice con sede a Gallarate e intestata a una persona che gli investigatori sospettano sia un prestanome. Persona che è stata denunciata alla Procura della Repubblica perché l'entità dell'imposta evasa è superiore alla soglia di punibilità prevista dalle norme penali tributarie che recentemente sono state ritoccate.

La Guardia di Finanza ha chiesto anche il sequestro cautelativo dei beni a garanzia del debito verso l'Erario. Lo scorso anno, sempre nel settore tessile, la GdF di Gallarate aveva scovato un'azienda che in tre anni era riuscita a nascondere al fisco 50 milioni di ricavi.

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