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Questo articolo è stato pubblicato il 17 febbraio 2012 alle ore 16:03.

C'è parecchio ottimismo sulla possibilità di un accordo alla riunione dell'Eurogruppo di lunedì prossimo (dalle 15,30). La dichiarazione di Merkel-Monti-Papademos è inequivocabile. Il negoziato però non è ancora finito. Restano aperti importanti dettagli, tra qui il sistema di controlli ai quali dovrà sottostare la Grecia sull'uso del nuovo prestito: si tratta di creare un conto vincolato presso terzi per essere certi che i fondi servano effettivamente all'operazione sul debito. Possibile controllare lo stesso Fondo salva-stati.
Restano da regolare alcuni «dettagli», ma anche secondo il ministero delle Finanze della Germania i paesi dell'area euro sono «sempre più vicini a una base solida per assumere una decisione lunedì», all'Eurogruppo su un nuovo piano di aiuti alla Grecia. Una presa di posizione, illustrata dal portavoce del ministro Wolfgang Schaeuble, Martin Kotthaus, che sembra smentire precedenti indiscrezioni di stampa su divergenze di vedute con la cancelliera Angele Merkel. «Abbiamo ottenuto molte informazioni in questi ultimi 15 giorni, siamo sempre più vicini ad avere basi solide per assumere decisioni lunedì».
Secondo una ricostruzione del Financial Times Schaeuble vorrebbe invece lasciar fallire Atene, mentre la cancelliera Merkel si opporrebbe strenuamente a questa ipotesi. Secondo il quotidiano della City Schaeuble si sarebbe orientato alla linea dura a seguito del rifiuto di alcuni politici greci di impegnarsi a portare avanti le misure di austerità richieste in cambio degli aiuti anche dopo le elezioni, previste ad aprile.
Fonti vicine alla cancelliera hanno riferito che, tuttavia, la Merkel e Schaeuble sono uniti sull'obiettivo di spingere la Grecia a onorare le richieste dei partner europei, salvo concedere, dice ancora il Ft, che il ministro delle Finanze è maggiormente «impaziente« della cancelliera.
Sul tavolo delle trattative, comunque, c'è anche l'ipotesi che sia la Commissione Ue la depositaria del conto speciale, ma è difficile che i governi l'accettino. L'intero quadro degli interventi finanziari è "intergovernativo" e così resterà. Anche se l'esecutivo europeo fa parte a pieno titolo della Troika che a livello tecnico negozia le condizioni economiche per ottenere i prestiti, non sono tempi in cui gli Stati cedono facilmente potere specie sul denaro prestato. Un altro punto non chiarito al momento è il tipo di assicurazioni politiche che i tre paesi della tripla A Germania, Olanda e Finlandia ritengono necessarie per «fidarsì degli impegni assunti dai partiti greci. Non è più soltanto questione di lettere, che abbiamo già letto», hanno indicato fonti europee. Non è piaciuta a nessuno l'allusione del leader di Nuova Democrazia Antonis Samaras alla possibilità di rinegoziare gli accordi dopo il voto. Una ipotesi potrebbe essere un voto del parlamento greco sull'accordo sul programma della Troika: secondo altre fonti costituirebbe «un pronunciamento politico rilevante che vincola i partiti nei confronti dell'Europa ma anche dell'opinione pubblica interna».
Il possibile disimpegno del Fmi
Il Fondo monetario internazionale dovrebbe contribuire a soli 13 miliardi di euro (17,07 miliardi dollari) al prossimo pacchetto di aiuti greco valore di 130 miliardi, lasciando ai governi della zona euro l'onere di fornire una quota molto maggiore di fondi. Così scrive il sito del Wall Street Journal, che sottolinea che secondo alcuni funzionari dell'Fmi ci sarebbero timori per un'eccessiva esposizione verso la zona euro. Il Fmi ha già accettato di prestare 30 miliardi di euro alla Grecia, 22,5 miliardi all'Irlanda e 26 al Portogallo. Al momento si tratta di indiscrezioni. La dimensione del contributo del Fmi non è infatti stato ancora finalizzato: sarà argomento di discussione tra i funzionari della zona euro, in programma domenica e lunedì.
In serata le parola del presidente dell'Eurogruppo
Nella riunione di lunedì «é necessario trovare un accordo di insieme almeno sulla partecipazione dei privati al riscadenzamento del debito greco», ha indicato il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker, dimostrando quanto sia ancora in salita la strada per una intesa sul secondo prestito ad Atene. Juncker ha aggiunto che sarebbe «saggio, giudizioso e raccomandabile che ci si metta d'accordo sui contorni del secondo programma» di aiuti.
Secondo Juncker non si devono chiedere alla Grecia nuovi impegni sotto forma di nuove lettere dei leader dei partiti, come vorrebbe la Germania. La richiesta viene da Germania, Olanda e Finlandia che vorrebbero impegni scritti anche da parte dei leader dei partiti minori. «Non ho queste altre esigenze, non vado a negoziare con l'estrema destra e l'estrema sinistra greche». Per il presidente Eurogruppo sono sufficienti gli impegni assunti dai leader dei partiti che sostengono il governo Papademos. Juncker ha ammesso che resta molto lavoro da fare anche perché l'accordo della Troika non permette di ridurre il debito/pil al 120% entro il 2020 da quota 165%. Secondo alcune fonti, al massimo si arriverebbe al 125-129%. Juncker comunque non é pessimista: «Non siamo lontani - ha detto Juncker -, ma le discussioni del weekend dovranno condursi a questo obiettivo».
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