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Questo articolo è stato pubblicato il 18 febbraio 2012 alle ore 10:40.
(foto Afp)
Evanescente. Inerme. Fa quasi tenerezza per la pochezza del l'Inter in questo momento. Se fino a qualche settimana la stagione pareva recuperabile, il tonfo di ieri sera, a San Siro, con Bologna, fa calare un sipario grigio sul campionato dei nerazzurri che hanno come unica chance quella di invertire immediatamente la rotta in Champions League.
Difficile ricomporre l'ambiente però. Potrebbe essere paradossalmente una fortuna giocare l'andata degli ottavi in trasferta, a Marsiglia, lontani dall'ostilità che ieri sera si è respirata dopo il terzo gol del Bologna, quando il pubblico ha abbandonato lo stadio invocando il fantasma di Josè Mourinho, e persino il presidente Moratti è scappato via al 20' della ripresa, inviperito, forse per evitare di prendere provvedimenti a caldo dei quali si sarebbe pentito nel giro di qualche ora.
Perché il problema dell'Inter non è certamente Claudio Ranieri, o almeno non è il problema principale. Il suo unico limite è quello di non aver ancora sciolto definitivamente il nodo legato alla posizione di Snejider, che a sua volta è davvero poco collaborativo., scatenando un effetto domino su tutto lo schieramento costretto a continui cambi di modulo tattico. La cosa più grave è che nessuno abbia fatto tesoro degli errori commessi contro il Novara e che il Bologna si sia trovato un'autostrada spianata di fronte a una difesa spaesata, mal protetta da un centrocampo colabrodo dove scompaiono anche Cambiasso e Zanetti.
La squadra è lenta e senza mordente né orgoglio tanto che diventa quasi impossibile riconoscere al Bologna i suoi meriti. Agli uomini di Pioli basta contenere per qualche minuto il possesso palla nerazzurro, peraltro quasi sempre fine a se stesso. E' firmato Maicon il timido approccio verso la porta di Gillet ma la mira del brasiliano è approssimativa e con un uno-due devastante sta per abbattersi sull'Inter l'uragano Di Vaio. Ranocchia non ne azzecca una e incappa nella sua peggior serata da quando veste la maglia dell'Inter. Lucio non è da meno ma è su una ribattuta di Zanetti che Perez recupera palla e la serve in area di Vaio, che finta su Nagatomo e insacca. Il pubblico di San Siro non ha ancora esaurito la lista delle parolacce che è già tempo di aggiornare il tabellino.
Ranocchia su un lungo lancio, nel goffo tentativo di proteggere Julio Cesar con il petto, regala un assist a Di Vaio, che si rifà in una sera di tutte le precedenti frustrazioni visto che contro l'Inter non era mai andato a segno. Si va al riposo sullo 0-2 e la tensione si taglia col coltello. Dal tunnel rispunta un'Inter altrettanto spaesata. E' chiaro fin da subito che le speranze di una rimonta sono vane. Persino i singoli, quasi tutti campioni navigati, non riescono mai a trovare guizzi o spunti per rendere almeno cara la pelle. In mezzo al campo c'è un gregge smarrito che si muove senza una logica. Ranocchia cerca redenzione sotto porta ma lo neutralizza Gillet, mentre Forlan, un ectoplasma, si disinnesca da solo divorandosi un paio di gol. Ranieri lo sostituisce con Poli ma gli equilibri non si spostano di una virgola e l'Inter subisce ancora.
Acquafresca infligge il colpo di grazia che sancisce definitivamente la quarta sconfitta in cinque gare. Tre punti vitali per il Bologna che abbandona la zona calda della classifica portandosi a +7 sulla terz'ultima mentre l'Inter abbandona ogni velleità, ammesso che ne avesse, a undici punti dalla vetta.
Il secondo colpaccio di giornata è quello del Napoli che con lo stesso spietato risultato di San Siro espugna Firenze mostrando la sua faccia migliore, quasi fosse già entrato in clima Champions League visto che il palcoscenico europeo sembra il più congeniale per il team di Mazzarri. E anche qui c'è un protagonista assoluto che spicca su tutti con una doppietta, Edilson Cavani, che condanna i viola al terzo ko interno stagionale. Anche Hamsik torna a brillare al servizio degli attaccanti mentre Lavezzi pensa allo zucchero a velo che completa l'opera. Qualche piccolo alibi iniziale per Delio Rossi che ha perso Pasqual e ributta in mischia Vargas ma la verità è che tra le due squadre c'è un abisso.
Mazzarri si concede un ragionato turnover più o meno forzato con Rosati all'esordio tra i pali che sostituisce De Sanctis, colpito da un attacco influenzale. C'è Campagnaro ma la sua sfortunata gara dura solo 11', poi si infortuna. Britos gioca al posto di Aronica e con Dzemaili lascia a riposo Gargano. Il Napoli impiega una manciata di secondi per imporsi. Lo fa con un'azione corale che parte da uno scambio veloce tra Lavezzi e Hamsik , Cavani riceve palla al limite del fuorigioco e indisturbato infila Boruc.
Difesa viola colpevolmente imbalsamata sul gol e reazione affidata ad un ordine casuale che non produce frutti. Il Napoli torna a battere cassa e Maggio colpisce un legno con un colpo di testa, Natali lo imita sul fronte opposto poi Jovetic manca il pareggio. Nella ripresa il Napoli dilaga. Assist di Hamsik con Cassani che tiene in gioco il ‘matador', come sempre implacabile. Costretta a scoprirsi la formazione di casa porge l'altra guancia e Lavezzi sfiora il 3-0. A nulla servono i cambi di Rossi che si gioca le carte dei redivivi Marchionni e Cerci. Mazzarri si accontenta e tira i remi in barca richiamando Hamsik e Cavani, ma non si accontenta il ‘pocho' che corona la festa con un acuto personale.
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