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Questo articolo è stato pubblicato il 19 febbraio 2012 alle ore 14:18.

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Nel caso del Molleggiato i bookmakers non ci hanno preso: Adriano Celentano non si è scusato con la chiesa ma ha addirittura rilanciato. Ha puntato il dito contro la «corporazione dei media» che si sarebbe «coalizzata» contro di lui. Ha cavillosamente sottolineato che le sue frasi sull'«Avvenire» e «Famiglia Cristiana» («andrebbero chiusi definitivamente») sono state «estrapolate dal contesto» e ne ha precisato il senso, quello «che i vescovi hanno fatto finta di non capire»: piuttosto che parlare del Paradiso, certe testate cattoliche «parlano di politica, della politica del mondo anziché di Dio».

Il pubblico dell'Ariston di fronte alla performance di ieri dell'Adriano nazionale si è diviso, tra qualche applauso, forti fischi e contestazioni che hanno interrotto a più riprese il discorso di Celentano: «Basta!», «Predicatore!». «Canta!». E si è spaccato anche il vertice Rai: ambienti dell'azienda parlano subito di discorso «corretto e attento», il presidente Paolo Garimberti critica le teleprediche «fuori contesto» e le cadute di stile.

Una canzone, poi la predica. Sono le 22.40 quando Celentano entra in scena tra gli applausi, cantando «Thirteen women». Poi attacca, tornando sul suo sermone-bomba di martedì scorso: «La corporazione dei media si è coalizzata in massa contro di me, neanche se avessi fatto attentato allo Stato». Ringraziando «don Mario», il prete che lo ha difeso alla «Vita in diretta», critica Marco Travaglio, discetta sull'importanza di cercare il Paradiso e rilancia: «Su questi temi dovrebbe basarsi un giornale che ha la presunzione di chiamarsi "Famiglia cristiana" o "L'Avvenire". Ma loro parlano di politica, della politica del mondo anziché di Dio». Perciò, dice interrotto dai fischi che accoglie quasi con stupore, «quando dico che andrebbero chiusi definitivamente, ho detto andrebbero, non significa esercitare una forma di censura. Se i giornali fossero miei io non li chiuderei, ma cambierei la loro impostazione. Siamo in democrazia, ho espresso un mio desiderio: potete anche stare aperti, ma almeno cambiate la testata». E poi, rivolto al pubblico: «Adesso potete anche fischiare».

Il duetto con Morandi. La tensione sembra stemperarsi quando Celentano canta «La Cumbia di chi cambia» di Lorenzo Jovanotti, accennando qualche «molleggio» e soprattutto quando duetta con Gianni Morandi sulle note di «Ti penso e cambia il mondo» che emoziona visibilmente il conduttore del festival. «Adriano, grazie, è stato bello», gli dice Morandi. «Anche per me», gli fa eco Celentano, prima di uscire di scena. Il tutto in poco meno di mezz'ora di intervento, come da accordi, onde non rubare più di tanto la scena alla gara. Al contrario di quanto accadde all'esordio.

E a viale Mazzini si litiga. Nettamente diverse le reazioni al vertice della Rai che aspettava il Molleggiato «al varco», pronto a valutare le possibili violazioni al Codice etico. Se ambienti dell'azienda fanno sapere che Celentano «ha fatto il suo lavoro in modo corretto e attento» ed esprimono «soddisfazione per il suo discorso, vicino agli uomini, alle donne, alla realtà: è stato bello ascoltarlo», il presidente stigmatizza l'intervento. Paolo Garimberti giudica «di cattivo gusto il fatto che Celentano sia tornato ad attaccare i giornali cattolici, totalmente fuori contesto le teleprediche e il modo in cui sono stati toccati argomenti alti che andrebbero toccati in diverso contesto e con ben altro livello intellettuale».

«Per fortuna Sanremo è finito», commenta il segretario della Fnsi Franco Siddi. «L'unica cosa positiva è che nessuno abbia impedito la libertà di parola» di Celentano. «Sul diritto a esistere dei due giornali cattolici, "Famiglia Cristiana" e "Avvenire", non sarà lui a farci cambiare opinione e penso che gli italiani ora sono più avvertiti». Per Dino Boffo, direttore di Tv2000, le parole di Celentano sono «un falso in atto pubblico. Non si può mistificare la realtà». A fine serata non manca uno scontro vis-a-vis tra Claudia Mori e il consigliere Rai Antonio Verro, all'uscita dall'Ariston. «Complimenti per la buffonata», attacca la moglie dell'ex ragazzo della via Gluck, riferendosi ai fischi e alle contestazioni in teatro. A Verro la solidarietà di Garimberti che definisce «inqualificabile e inaccettabile» il comportamento della Mori. Sanremo se n'è andato. Quanto Celentano ha fatto sul palco dell'Ariston avrà un lungo strascico di effetti. A cominciare dal cda Rai della prossima settimana.

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