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Questo articolo è stato pubblicato il 21 febbraio 2012 alle ore 06:38.
Rimarranno in stato di fermo convalidato per tre giorni, fino al 23 febbraio, con possibile estensione di 14 giorni. È quanto è stato deciso ieri nella residenza del giudice K.O.Joy, del distretto di Kollam nello Stato indiano del Kerala, per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone: i fucilieri del Battaglione San Marco accusati di aver ucciso mercoledì scorso due pescatori indiani. L'incidente ha fermato a Kochi, capitale del Kerala, la petroliera italiana «Enrica Lexie», a bordo della quale i militari prestavano servizio di protezione nell'ambito della lotta alla pirateria internazionale, scambiando appunto per un assalto le manovre del peschereccio St Antony, al largo della costa indiana. Una situazione che il presidente Giorgio Napolitano ha definito «molto ingarbugliata», un caso diplomatico «che è importante si risolva». Ma come ha lasciato capire il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, India e Italia hanno versioni dei fatti molto diverse: «E non credo si sia sviluppata quella collaborazione che consentirebbe una via d'uscita in tempi rapidi». Così i tempi minacciano di allungarsi, anche perché il 18 marzo in Kerala sono in programma elezioni che - ha detto ieri Terzi - rischiano di influenzare le indagini.
Diritto internazionale e indiano si contrappongono: la prima divergenza riguarda il luogo dell'incidente. «I rilevamenti satellitari provano che la nostra nave era in acque internazionali», ha detto ieri il ministro della Giustizia Paola Severino. A 32 miglia nautiche dalla costa, a bordo di una nave battente bandiera italiana, i due militari godono dell'immunità e la giurisdizione dell'incidente, secondo il Guardasigilli, è esclusivamente dell'Italia. Non la pensa così il ministro indiano della Navigazione, G.K.Vasan: «Le nostre acque territoriali non sono infestate dai pirati - ha detto ieri -. È un crimine imperdonabile uccidere pescatori innocenti pensando che siano pirati». Secondo le autorità indiane la «Enrica Lexie» - in viaggio da Singapore all'Egitto - si trovava in acque appartenenti alla sua giurisdizione quando i fucilieri hanno risposto sparando all'avvicinamento del peschereccio. «I pescatori stavano riposando - ha raccontato all'agenzia AsiaNews padre Ignaci Rajasekaran, dell'arcidiocesi di Trivandrum - eccetto le due vittime: il timoniere Ajesh Binki, 25 anni, e il suo compagno Jalastein, 45 anni».
Seguendo le procedure, i "marines" italiani avrebbero sparato colpi di avvertimento in acqua all'avvicinarsi dell'imbarcazione, come ha riferito il comandante Umberto Vitelli senza far riferimento a vittime. Poi, l'invito della Guardia costiera indiana, procedere su Kochi per identificare un peschereccio con armi a bordo, è finito domenica nell'arresto di Latorre e Girone, mentre nuovi particolari gettavano ombre sull'episodio, facendo strada all'ipotesi che l'imbarcazione coinvolta nello scontro non fosse il peschereccio St Antony: che sarebbe invece rimasto coinvolto in un attacco avvenuto cinque ore dopo, contro un mercantile greco dove a bordo c'era un gruppo di contractors. Non sarebbero stati dunque gli italiani a uccidere i due pescatori: l'esito dell'autopsia aiuterebbe a far luce, ma le autorità non lo hanno divulgato. Questa è probabilmente la prima volta che le autorità indiane intervengono con decisione in un episodio che vede morire dei pescatori, ha detto a «The Asian Age» Xavier Kalapurrackal, presidente della All Kerala Boat Operators Association: ma in Kerala, dove la pesca è uno dei punti di appoggio dell'economia, il governo locale sostenuto dal Congress Party di Sonia Gandhi deve difendere una maggioranza sottile nel voto del 18 marzo. Difficile immaginare, prima di allora, disponibilità a un compromesso.
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a pag. 54
Sicurezza in mare,
la posizione degli armatori
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