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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2012 alle ore 01:15.

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Nella foto l'autore del gol partita per il Marsiglia, Andrè Ayew (a destra), esulta con il compagno di squadra Morgan Amalfitano (Epa)Nella foto l'autore del gol partita per il Marsiglia, Andrè Ayew (a destra), esulta con il compagno di squadra Morgan Amalfitano (Epa)

Se qualcosa può andar male lo farà, recita la legge fondamentale di Murphy. E l'Inter è l'esatta fotografia di questo tormentone. La partita di Marsiglia è uno di quei casi in cui se l'arbitro avesse recuperato un minuto in meno staremmo parlando di un Ranieri tutto sommato coraggioso, che sceglie una formazione alternativa ma razionalmente studiata, di una squadra tutto sommato combattiva e volitiva, certo non al meglio ma neppure da rottamare. Ma il gol di Andre' Ayew al 93' , che potrebbe compromettere il passaggio ai quarti di Champions League, ribalta tutte le prospettive di giudizio, perché mollare così sul finale è sì, sintomo di sfortuna, ma si traduce inevitabilmente in una presa di coscienza di limiti della personalità, che spesso fanno più differenza dei valori tecnici.

Il coraggio di Ranieri comunque resta. Lasciare Pazzini e Milito in panchina in un momento così delicato della stagione già ti espone alla fustigazione sulla pubblica piazza. Figuriamoci se i sostituti schierati dall'inizio si chiamano Forlan e Zarate, i due ectoplasmi della stagione nerazzurra. Eppure le scelte sono intelligentemente motivate come funzionali al gioco palla a terra. Servivano uomini più agili e che non necessitassero di un gran lavoro della squadra sulle fasce per proporre cross. Insomma, nessun rimescolamento di carte casuale a caccia del colpaccio della disperazione.

Certo il tecnico nerazzurro si aspettava un maggior apporto del centrocampo dove invece il solo Cambiasso ha dato il suo supporto con inserimenti e iniziative al tiro. Un lavoro dispendioso che lo sfinisce sul piano atletico troppo presto. Eppure la strategia sembrava destinata a dare i frutti sperati, anche per demerito del Marsiglia che legge con difficoltà i punti deboli dell'Inter e non approfitta degli spazi lasciati sulle fasce ma si ostina a caricare per vie centrali finendo inevitabilmente in un vicolo cieco. I francesi sono francamente la formazione meno temibile di questi ottavi di finale e solo a questa speranza può attaccarsi l'Inter per sperare di ribaltare la situazione al ritorno.

4-3-1-2 dunque, con da Stankovic, Cambiasso e Zanetti a centrocampo e Snejider nella sua posizione preferita dietro gli attaccanti, ma ancora una volta lontano dalla sufficienza. 4-2-3-1 invece per Deschamps, con Brandao terminale offensivo supportato da Almalfitano, Valbuena e Ayew. Apparentemente più carica l'Inter che almeno in contropiede riesce ad essere pungente mentre la manovra francese, tutto sommato, sembra prevedibile e controllabile senza troppe ansie. Occasione gol per Forlan all'11', la più nitida, che l'uruguaiano si fa respingere da Mandanda che alza sopra la traversa. Occasione che fa il paio con quella sprecata da Zarate su assist di Cambiasso che a sua volta ci prova senza gloria alla fine del primo tempo. L'Inter perde per strada per un colpo rimediato Maicon che resta negli spogliatoi sostituito da Nagatomo. La benzina sembra già finita e i nerazzurri sono meno combattivi, più propensi a difendere lo 0-0 e a rimandare tutto alla gara di San Siro. Si torna al 4-4-2 con Obi al posto di Zarate. Ma è davvero troppo presto per rinunciare. Andre' Ayew sale in cattedra e semina il panico in area nerazzurra mandando in tilt la difesa che sotto pressione capitola. Ci prova prima di testa e poi di piede, e la sua caparbietà viene premiata, su un errore grossolano di Chivu (che salterà il ritorno per squalifica) sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Il suo colpo di testa al 93' è un boccone amarissimo, una punizione eccessiva per l'accidia interista. L'unica via di salvezza è farne tesoro come si dovrebbe fare di ogni dura lezione.

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