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Questo articolo è stato pubblicato il 23 febbraio 2012 alle ore 18:55.

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Il mondo della cultura deve smettere di vedere le imprese «come una sorta di elemosiniere, per un settore che deve essere tenuto in qualche maniera in vita». Per il futuro servono «investitori in cultura» e non più gli «sponsor» o i «mecenati». Lo ha detto il sottosegretario ai Beni culturali, Roberto Cecchi, durante il summit «Arte & Cultura» del Gruppo Sole 24 Ore che si è tenuto oggi a Milano: l'evento è divenuto in breve il primo dei trending topics italiani di Twitter (#summitcultura), catalizzando l'attenzione di migliaia di operatori ed esperti del settore.

È stato il Manifesto della cultura lanciato dal Domenicale del Sole 24 Ore a tener banco: un vero e proprio appello in cinque punti al Governo, perché metta la cultura al centro della propria azione per il rilancio economico del Paese. Una Costituente della cultura, ha detto
Armando Massarenti, responsabile della Domenica del Sole 24 Ore, è «un'azione assolutamente necessaria perché senza cultura non c'è sviluppo». Una «cultura» intesa come territorio che comprende educazione, istruzione, ricerca scientifica, conoscenza. E uno «sviluppo» inteso come «capacità di valorizzare i saperi, di guidare il cambiamento».

Per il futuro dell'arte e della cultura, insomma, è necessario uno scatto in avanti. Ed anche per il sottosegretario Cecchi, «Il futuro del Paese è un rapporto sano e sincero tra pubblico e privato». Anche perché «abbiamo un patrimonio che ha il carattere della diffusività sull'intero territorio nazionale in maniera forte, sistematica, capillare».

In Italia si contano 424 musei per 37 milioni di visitatori l'anno, «ma il 50% dei 37 milioni di visitatori - ha fatto osservare Cecchi - va solo in otto musei; stiamo facendo l'esatto contrario di ciò che serve: abbiamo un territorio a maglia, ma stiamo polarizzando l'attenzione su alcuni soggetti e non su altri. Ecco dove viene la necessità di una riflessione: al mondo dell'imprenditoria va chiesta una collaborazione di crescita e valorizzazione di ciò che abbiamo nella sua interezza».

Un concetto espresso anche da Sandrina Bandera, soprintendente e direttore della Pinacoteca di Brera:«A fronte dei tagli del ministero, che rendono difficili le mostre e si riflettono sugli stipendi dei funzionari addirittura penalizzando le aperture domenicali - ha detto Bandera - mi sarei aspettata più aiuti dagli sponsor, oppure l'eliminazione dell'Iva sulle attività culturali». «Mi aspetto un aiuto dal ministero - ha sottolineato il soprintendente -. Per un museo come il nostro, che conta circa 300mila visitatori l'anno, non è facile trovare sponsorizzazioni. Del resto, a Brera manca sia un esperto della comunicazione, sia qualcuno che si occupi di fund raising. Inoltre, Brera ha costi alti, pari a 3,5 milioni l'anno, a fronte di ricavi per 1,5 milioni». E tra le richieste urgenti, «serve un investimento per macchinari che consentano di risparmiare almeno i costi delle utenze».

D'altro canto, oggi le imprese scoprono sempre più la vocazione all'investimento culturale, considerandolo come una soluzione efficace per comunicare corporate e per la propria Csr. Ma anche gli operatori culturali «devono assicurare risposte adeguate». Durante il summit milanese, che ha contato più di 1.500 accessi allo streaming online sul sito www.ilsole24ore.com , è stata presentata la ricerca su Cultura e comunicazione d'Impresa, in tempo di crisi: uno studio condotto attraverso un metodo qualitativo, che ha coinvolto un duplice panel: 8 Imprese hanno partecipato a un Forum on-line di cinque giorni, 15 imprese e fondazioni erogative hanno risposto a interviste one-to-one.

Cinque i punti più importanti emersi dalla ricerca e presentati questa mattina al Summit. In primo luogo le imprese che scelgono la cultura lo considerano nella grande maggioranza dei casi un investimento efficace. Poi la cultura è prevalentemente parte integrante delle strategie di comunicazione corporate delle imprese.

Le sempre più frequenti politiche di corporate social responsibility delle imprese rappresentano per la cultura una importante opportunità. La "pianificabilità" e la misurazione dei risultati degli investimenti in cultura continua a rappresentare un tema di primaria importanza per le imprese. Infine la relazione con gli operatori della cultura è considerata dalle imprese, in genere, un'occasione di confronto costruttivo con mondi e culture professionali diverse. Sono stati raccolti numerosi suggerimenti che le imprese lanciano agli operatori culturali per essere più efficaci nella relazione con le imprese partner e sponsor. Ricorrente è l'invito a informarsi in profondità sulle caratteristiche, le politiche di comunicazione e i corporate values dell'azienda cui si fanno le proposte di partnership, perché queste siano mirate, personalizzate, «sfidanti»per le competenze distintive dell'aziendà e adeguate alle sue capacità di investimento.

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