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Questo articolo è stato pubblicato il 25 febbraio 2012 alle ore 08:13.

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Il capitolo Imu del decreto fiscale si svuota rispetto alle ipotesi su cui nei giorni scorsi hanno lavorato i tecnici del Governo.
Spunta, nell'ultima versione esaminata ieri dal Consiglio dei ministri, una versione alleggerita per le case possedute all'estero, assorbite nella disciplina Imu dal decreto «salva-Italia» (articolo 19, comma 15, del Dl 201/2011) con una previsione che rischia di incontrare più di un ostacolo in sede europea (la direzione generale fiscalità della Ue ha già avviato l'esame della legittimità dell'imposta). Nel decreto esaminato ieri si prevede che l'Imu estera, calcolata con aliquota di riferimento al 7,6 per mille e interamente destinata allo Stato, non sia dovuta quando il suo importo è inferiore a 200 euro. Attenzione, però: a leggere la norma, a differenza di quanto accade per l'abitazione principale i 200 euro non rappresentano una detrazione generale, valida come una franchigia, per cui un immobile la cui imposta dovesse attestarsi a 205 euro dovrebbe essere chiamato a pagare il conto per intero. La norma, del resto, nasce per una finalità diversa rispetto alla detrazione per l'abitazione principale: in questo caso si tratta di evitare il pagamento dell'imposta ai molti immigrati che lavorano in Italia, ma sono proprietari di una casa (si presume di modesto valore) nel Paese d'origine. Cambiano anche i criteri per calcolare l'imposta, almeno nei Paesi Ue e dello Spazio economico europeo che siano trasparenti dal punto di vista fiscale. Se l'immobile è situato in uno di questi Paesi, il valore su cui si applica l'aliquota è quello utilizzato per pagare le imposte del Paese "ospite" su patrimonio e trasferimenti, mentre negli altri casi rimane il riferimento, piuttosto indefinito, al «costo risultante dall'atto di acquisto o dai contratti» e, se il contratto non c'è, al «valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l'immobile». Una disciplina ad hoc, infine, è prevista per gli immobili posseduti all'estero da diplomatici o funzionari dello Stato che lavorano fuori dall'Italia: alla loro casa nel Paese in cui lavorano si applicano le regole per l'abitazione principale, con l'aliquota di riferimento al 4 per mille e la detrazione (questa sì, con il meccanismo della franchigia) di 200 euro a cui si aggiungono 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni (per un massimo di 6 figli).
Niente da fare, almeno per ora, per gli altri correttivi all'Imu, dall'esenzione per tutto il mattone pubblico agli abbattimenti per le case inagibili o inabitabili. Per queste norme sembrano insuperabili, per il momento, le obiezioni della Ragioneria generale (su cui si veda Il Sole 24 Ore del 23 febbraio) sulla possibile perdita di gettito: sullo stesso ostacolo, almeno per ora, sembrano essere incappati anche i progetti di ritocco dell'imposta sui fabbricati strumentali all'attività agricola.
Le notizie migliori per i sindaci, quindi, arrivano da un'altra novità del decreto, quella che assicura entro marzo un acconto sul fondo di riequilibrio pari al 70% della somma ricevuta a marzo dell'anno scorso. Si tratta di un'importante boccata d'ossigeno per le casse locali che senza trasferimenti avrebbero rischiato di dover dare fondo alle anticipazioni di tesoreria, con costi aggiuntivi. Confermato lo sblocco dei tributi «minori» (Tosap, imposta sulla pubblicità e Ipt), salvando anche le decisioni già assunte dagli enti locali, e le novità per la Tares dal 2013, che si applicherà sull'80% della superficie attribuita in via convenzionale agli immobili che oggi hanno solo rendita presunta o, in ogni caso, non hanno ancora una superficie ufficiale. Si rafforzano, parallelamente, obblighi e sanzioni per chi non ha presentato la planimetria nei tempi.
Sul tavolo del Governo è finita anche l'ipotesi di estendere alle Regioni a Statuto speciale la possibilità per le province di incrementare Ipt e Rc auto, riallineando la disciplina con i territori «ordinari». Il via libera, però, è ancora soggetto a una valutazione definitiva e non è ancora certo che la norma troverà spazio nel testo ufficiale.
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IN SINTESI
LA NOVITÀ
Nell'ultima versione del decreto legge fiscale esaminata dal Consiglio dei ministri è prevista un'esenzione per le case all'estero quando l'imposta risulti inferiore a 200 euro
I DESTINATARI
La misura dovrebbe consentire agli immigrati che lavorano in Italia di non pagare la "patrimoniale" per la casa posseduta nel Paese d'origine, quando l'immobile è di modesto valore

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