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Questo articolo è stato pubblicato il 21 marzo 2012 alle ore 06:40.

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ROMA.
Ultimatum rinviato di altre 24 ore. L'hanno deciso ieri i maoisti indiani dell'Orissa, detti anche naxaliti, dopo il sequestro il 14 marzo di Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. La trattativa è avviata, è ormai evidente. Si parte dalle 13 richieste presentate al Governo dai rapitori: ieri hanno fatto sapere che «gli italiani stanno bene e mangiano regolarmente». La Chiesa cattolica dell'Orissa ha poi reso nota l'iniziativa dell'arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, monsignor John Barwa, che ha inviato un sacerdote-emissario nel distretto di Kandhamal. Sopraggiunge un problema, però. Le autorità di Bhubaneswar hanno respinto l'ipotesi che il capo negoziatore guerrigliero possa essere Narayan Sanyal, leader maoista detenuto nello Stato di Jharkhand. E un altro membro del potenziale team di trattativa, Biswapriya Kanungo, avvocato e attivista per i diritti umani, ha detto alla stampa un «grazie ma non posso». Arriva subito la soluzione: il leader dei naxaliti, Sabyasechi Panda, ha annunciato in serata i nomi di altri due mediatori in sostituzione dei precedenti. Un ex funzionario pubblico, B.D Sharma, e il militante per i diritti umani, Prafulla Samantray.
In risposta il chief minister Naveen Patnaik, oltre a un nuovo appello ai rapitori a liberare Paolo e Claudio «su basi umanitarie», ha annunciato il suo team di negoziatori, alti dirigenti del servizio amministrativo indiano (Ias) in Orissa: il direttore generale del dipartimento degli Interni UN Behera; il numero uno degli Affari delle Assemblee rurali (Panchayat) PK Jena, e quello per lo Sviluppo delle caste riconosciute, SK Sarangi.
Nonostante gli auspici generali alla soluzione del caso, non mancano le critiche: fonti di stampa indiana (il sito www.ibnlive.in.com) sostengono che Bosusco con la sua agenzia "Orissa Adventurous Trekking" sarebbe stato sprovvisto dei permessi necessari per organizzare escursioni nelle aree tribali dell'Orissa, pur avendo le carte in regola per intraprendere un'attività in India. Tutta la vicenda è tenuta sotto stretta osservazione dal ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, oggi in audizione al Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della repubblica).
L'altra questione seguita giorno e notte dalla Farnesina e dagli uomini del ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, è quella dei marinai del battaglione San Marco Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, ora nelle carceri indiane. Il ricorso presentato dall'Italia sull'applicabilità delle leggi locali al caso dei due militari è giunto in dirittura di arrivo all'Alta Corte del Kerala. Dopo oltre due ore di dibattito, il giudice ha chiuso il procedimento. La sentenza potrebbe giungere tra una settimana. Resta da vedere se nel frattempo saranno resi noti i risultati sulla perizia balistica svolta sul peschereccio St Antony in cui sono morti due pescatori indiani. I risultati sono incerti e non è detto che gli italiani possano essere scagionati.
In ogni caso, però, se il ricorso sulla giurisdizione fosse accolto Latorre e Girone sarebbero trasferiti e giudicati in Italia; se fosse rigettato, invece, si ricorrerà in appello presso la stessa Corte o anche alla Corte suprema di New Delhi. Oggi ci sarà lo spoglio delle schede nel collegio elettorale di Piravom, dove sabato si è votato per un seggio parlamentare vacante: il verdetto potrebbe distendere il clima politico e aumentare gli spazi di manovra della diplomazia. Ieri l'alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza, Catherine Ashton, ha espresso agli eurodeputati italiano il suo «forte desiderio» di trovare una «soluzione mutualmente accettabile il prima possibile».
marco.ludovico@ilsole24ore.com
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