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Questo articolo è stato pubblicato il 30 marzo 2012 alle ore 06:37.

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ROMA
Basta giovani precari e sfruttati. È il chiaro monito che arriva dal Colle dopo giorni di polemiche tra i partiti, in particolare il Pd, e il premier sulla riforma del lavoro. Giorgio Napolitano punta il dito sulle condizioni delle giovani generazioni e invita tutti, «dalle istituzioni alle organizzazioni sindacali», a impegnarsi per contrastare «la piaga della disoccupazione, che colpisce in primo luogo donne e giovani».
Un tema, quello dei giovani senza futuro, sul quale il Capo dello Stato si sofferma con particolare attenzione. «Le giovani generazioni – è il messaggio inviato al segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, in occasione del terzo congresso confederale – devono poter accedere al mercato del lavoro in modo che non siano penalizzate da ingiustificate precarietà o da forme inammissibili di sfruttamento». Da qui l'appello alle parti sociali affinché «contribuiscano a sviluppare un confronto aperto e costruttivo sulle soluzioni da perseguire, con forte spirito unitario».
Già mercoledì Napolitano, che segue con preoccupazione gli sviluppi politici sul nodo dell'articolo 18 e segue da vicino la stesura del disegno di legge, era intervenuto sulla questione degli esodati – ossia i lavoratori usciti dall'azienda e rimasti "intrappolati" nella riforma delle pensioni – ricordando che la questione è allo studio del Governo per trovare una soluzione (proprio sulla questione degli esodati i sindacati confederali scenderanno in piazza uniti il 13 aprile). E sempre mercoledì, ricordando che il testo della riforma del lavoro ancora non c'è, invitava tutti ad abbassare i toni aspettando la formulazione del testo. I tecnici di Palazzo Chigi, in contatto informale anche con i tecnici del Quirinale, sono in effetti al lavoro: ancora incerto se il provvedimento sarà un disegno di legge, un disegno di legge con qualche delega o un disegno di legge delega.
Il riferimento alla necessità di porre fine alla precarietà del giovani è certo un indiretto assist al Governo, dal momento che la riforma Monti-Fornero punta proprio al superamento del precariato e del dualismo del mercato del lavoro. Un assist controbilanciato tuttavia dal fermo richiamo contro l'uso eccessivo del ricorso alla decretazione d'urgenza e all'uso della fiducia. Un richiamo fatto più volte negli anni da Napolitano, anche durante i Governi Prodi e Berlusconi. Ma che certo arriva proprio nel giorno in cui il Governo incassa in Senato, sul decreto semplificazioni, la tredicesima fiducia.
Il Presidente è di nuovo intervenuto sul tema dopo le sollecitazioni dell'opposizione, oggi rappresentata in Parlamento solo dalla Lega Nord e dall'Idv. Ieri i capigruppo dei due partiti, che chiedono appunto che il Parlamento non sia esautorato nelle sue funzioni dal continuo ricorso ai decreti e alla fiducia, sono stati ricevuti al Quirinale. Tra gli obiettivi del Carroccio anche il riequilibrio delle commissioni parlamentari di garanzia che per legge o per prassi spettano all'opposizione. Dopo aver ascoltato le preoccupazioni di dipietristi e leghisti, Napolitano ha preso dunque carta e penna e ha ribadito il suo pensiero: «Il fatto che siano finora mancate revisioni di norme costituzionali o parlamentari tali da garantire un corretto e spedito esame, fino alla conclusione in tempi ragionevoli, di provvedimenti di legge ordinari, non esimerà il Capo dello Stato dall'esercitare un vaglio rigoroso dei presupposti per l'emanazione di ulteriori decreti-legge e dal richiamare a un ricorso solo in casi di giustificabile necessità alla posizione della fiducia. Ciò vale a tutela delle prerogative del Parlamento e di un sereno svolgimento del confronto tra tutti i gruppi di maggioranza e di opposizione».
Un richiamo che il premier Monti non potrà non tenere in considerazione al suo rientro dalla missione asiatica e che riduce le speranze dei partigiani della fiducia a tutti i costi, anche sull'articolo 18.
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