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Questo articolo è stato pubblicato il 09 aprile 2012 alle ore 12:41.
Bubba Watson (Afp)
Non sono bastate le 72 buche regolamentari per decidere il vincitore del 76° Masters di Augusta: c'è voluto lo spareggio, perché a quel punto due giocatori erano appaiati a quota "meno 10". Due buche in più sono state dunque necessarie perché il sudafricano Louis Oosthuizen cedesse all'irruenza e alla fantasia del gioco di Bubba Watson, il nuovo idolo del pubblico americano che, alla sua quarta partecipazione al torneo, ha conquistato il primo major della sua carriera e la prima moneta da un milione di euro.
Un duello iniziato sin dalla buca 2, quando Oosthuizen – appaiato in partita proprio con Watson – usando un ferro 4, centra la buca che si trovava a 231 metri di distanza: un incredibile "albatros", cioè 2 colpi in un par 5, un'impresa così rara che nelle 76 edizioni del Masters è successo solo altre tre volte (nel 1935 a Gene Sarazen, 1967 Bruce Devlin, 1994 Jeff Maggert). Watson assiste al colpo perfetto e fortunato che catapulta il suo compagno di partita in cima alla classifica con "meno 10" senza perdersi d'animo. Ha quattro colpi di svantaggio, ma la giornata è ancora lunga. Anche perché l'avversario più temibile, Phil Mickelson, getta alle ortiche la sua possibilità di vittoria alla buca 4, finendo con la palla nelle tribune; il tentativo di recuperare gli va male, segna un triplo bogey (6 colpi in un par 3) e addio Giacca Verde. Pur riprendendosi nel corso della giornata, andrà ad occupare un'affollata terza posizione (con "meno 8") insieme al connazionale Matt Kuchar, all'inglese Lee Westwood e allo svedese Peter Hanson.
Bubba invece – mancino, come Mickelson – continua a tirare colpi di potenza inaudita col suo driver rosa fluo, realizzato su misura dalla Ping (è in testa alla statistica dei drive più lunghi, con una media di 286 metri), e allo stesso tempo a pennellare la traiettoria della palla, con una sensibilità inusuale e una creatività affinata sin da bambino quando passava ore a giocare a golf in cortile, nella sua casa di Bagdad in Florida, inventandosi modi per aggirare gli ostacoli con una pallina di gomma. "Sono abituato a mancare il centro della pista, a finire in mezzo al bosco. È solo così che riesco a concentrarmi", dice l'eccentrico Bubba, 33 anni, che ogni giorno si è presentato in campo vestito completamente di bianco salvo un vistoso logo rosa sulla visiera. E tutto il mondo golfistico ha constatato quanto sia vera questa affermazione quando nella seconda buca di spareggio, Watson spedisce la palla fuori pista a destra, sotto gli alberi e su un letto di aghi di pino. Per molti, sarebbe stata la fine; per Bubba, un'opportunità. Da lì infatti estrae un colpo miracoloso: un gap wedge di 52° che parte 30 metri a sinistra dell'obiettivo, percorre una curva incredibile e atterra dopo 130 metri di volo in centro al green. A Oosthuizen non rimane che arrendersi al genio e alla sregolatezza di Watson, che dopo aver imbucato il par si scioglie in un lunghissimo abbraccio singhiozzante con il suo caddie Ted Scott e con la madre Molly, pensando alla moglie Angie a casa con il loro bimbo Caleb di sole sei settimane, appena adottato.
Watson, che aveva perso il PGA Championship nel 2010 dopo un playoff con Martin Kaymer e in carriera aveva vinto solo altri tre titoli, guida ora l'ordine di merito del Pga tour americano con poco più di $ 3 milioni guadagnati in otto tornei giocati nella stagione e si è portato al numero 4 nel ranking mondiale, risalendo 12 posizioni. "Posso solo dire - ha affermato in sala stampa - che è un sogno diventato realtà. Non so nemmeno cosa sia successo sulle ultime nove buche. Ricordo di aver fatto un bogey alla buca 12, e poi quattro birdie consecutivi, ma ero nervoso su ogni colpo. Poi siamo andati allo spareggio: dagli alberi ho effettuato un tiro pazzesco, l'ho visto come un lampo nella mia testa. E ora sono qui a parlare con indosso la giacca verde. Incredibile".
Per gli italiani è stato un Masters di alterne fortune: soprattutto per Francesco Molinari, che ha chiuso con un buon 19° posto e un premio di 73 mila euro. Il più giovane dei fratelli torinesi ha avuto qualche pausa che ha pagato cara nel secondo e nel quarto giro, ma la sua prova è stata comunque positiva. Ha chiuso il torneo con un 74 (+2) dopo due bogey e un doppio bogey tra le buche 6 e 10, e un eagle alla 15. È invece rimasto sempre in retrovia Edoardo Molinari (57° e un premio di 13.700 euro), che ha superato il taglio di misura e che ha condotto tutti i giri sopra par, l'ultimo in 74 con due birdie e quattro bogey.
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con un articolo di Lara Vecchio









