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Questo articolo è stato pubblicato il 10 aprile 2012 alle ore 06:40.
IL CAIRO
Non è un «cambio di rotta», fanno rilevare a Palazzo Chigi. Semmai, un «cambio di sensibilità». L'Italia che, per il premier Mario Monti si starebbe riposizionando sulle vicende mediorientali, non cancella con un colpo di spugna gli accenti filoisraeliani dell'ex premier Silvio Berlusconi ma mostra «molta più attenzione del passato per le posizioni europee sulle vicende del Medio Oriente». È la voce di Bruxelles quella che Monti ha voluto portare prima a Beirut e Gerusalemme e poi, ieri, al Cairo dove ha incontrato il premier egiziano Kemal el Ganzuri al quale ha offerto il sostegno dell'Italia e del suo sistema imprenditoriale al processo di riforme democratiche e per rapporti più stretti con l'Unione europea.
«Siamo pienamente coscienti - ha detto Ganzuri a Monti - della necessità di creare un ambiente favorevole per far tornare le imprese nel nostro Paese, siamo grati all'Italia che non ha ritirato i suoi investimenti e che nel 2011 ha potuto realizzare con l'Egitto un interscambio di 6 miliardi di dollari». Monti ha sottolineato come l'Italia sia stato uno dei pochi Paesi che, durante le giornate di Piazza Tahrir l'anno scorso, non abbia ritirato i propri investimenti dall'Egitto, confidando nella stabilità del Paese. Ma adesso, ha aggiunto Monti, Il Cairo «deve dimostrare che quel pensiero italiano, diverso da quello di altri Paesi, era giusto».
Il presidente del Consiglio ha inoltre chiesto al premier egiziano che «alle esigenze di sicurezza si accompagnino quelle del mantenimento di un ambiente business friendly e che le autorità egiziane mettano su questo la massima attenzione». Monti ha quindi consegnato a Ganzuri un corposo documento contenente l'elenco dettagliato di problemi che le aziende italiane in Egitto si sono trovate a vivere negli ultimi mesi. Ganzuri ha osservato che «è interesse delle autorità egiziane risolvere rapidamente e nel migliore dei modi tutte le controversie in essere» e ha accolto la proposta di sviluppare forme di cooperazione triangolare come nel caso dell'energia (Egitto, Italia ed Iraq). In serata il premier italiano ha poi incontrato nell'Ambasciata italiana i rappresentanti delle aziende italiane attive in Egitto e in particolare quelle presenti da più tempo sul territorio nel settore dell'energia (gruppo Eni), del cemento (Pesenti), del Turismo (gruppo Domina di Ernesto Preatoni), della finanza (banca di Alessandria, Gruppo Intesa).
Il giro d'orizzonte di Monti sulle trasformazioni in corso nella politica egiziana ha contemplato anche incontri con il gran Imam dell'Università Al Azhar Ahemd Al Tayeb e con il segretario della Lega Araba, Nabil El Araby. Per oggi è previsto un colloquio con il leader del partito libertà e Giustizia dei Fratelli Musulmani Moahmed El Morsy. Tra i temi di confronto le tappe del processo riformatore e la situazione in Siria, dove non si ferma la carneficina perpetrata dal regime di Assad.
Prima di volare al Cairo Monti aveva concluso la sua visita in Israele con il tradizionale omaggio allo Yad Vashem, museo dell'Olocausto e al Tempio italiano di Gerusalemme. L'Italia, ha lasciato scritto Monti allo Yad Vashem, «rinnova il suo impegno a tener viva, nella società civile, la consapevolezza contro ogni insorgere di antisemitismo». «Ho reso omaggio con profonda emozione e rispetto alla forza e al coraggio del popolo ebraico e alla sua storia millenaria. E in particolare - ha aggiunto il premier - alla tragedia inumana dell'Olocausto».
Al tempio italiano di Gerusalemme Monti è tornato sulle leggi razziali promosse da Mussolini nel 1938 che, ha ricordato, furono una «scelta infame», ancor più atroce «se si considera la partecipazione degli ebrei italiani al processo di costituzione dello Stato italiano». Parole apprezzate dal presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei) Renzo Gattegna secondo il quale Monti ha sottolineato «il contributo dato dagli ebrei italiani al processo di unificazione del Paese e alla resistenza al nazifascismo».
Nel giorno di Pasqua, negli incontri con il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Anp, Abu Mazen, Monti aveva ribadito la posizione «inequivocabile» e «ancorata» a quella della Ue: due Stati per due popoli, israeliani e palestinesi, che vivano in pace l'uno accanto all'altro entro i confini del 1967. Una prospettiva cui non ci sono «alternative», e da raggiungere attraverso il «negoziato». Anche al premier egiziano El Ganzuri Monti ha sottolineato che il trattato di pace con Israele del '79 «deve rimanere un pilastro» per «la difficile costruzione di un Medio Oriente pacifico».
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