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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2012 alle ore 07:00.
L'ultima modifica è del 11 aprile 2012 alle ore 09:18.

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La Spagna almeno sulla carta ha fatto i compiti a casa. Ma non ha riconquistato credibilità sui mercati e nemmeno in Europa. Il Governo di Mariano Rajoy ha messo a punto tre manovre straordinarie in cinque mesi per riportare ordine nel bilancio pubblico e rispettare gli obiettivi di deficit negoziati con l'Unione europea. Ha introdotto una nuova riforma del sistema finanziario, ha rivisto le regole sul mercato del lavoro che venivano chieste da Bruxelles e dal Fondo monetario per dare flessibilità e capacità di competere alle imprese. Eppure sembra non bastare: gli indici di Borsa continuano a scendere e lo spread sui rendimenti dei titoli del debito non accenna a chiudersi rispetto alla Germania.
Forse la nuova squadra dei conservatori messa assieme da Rajoy ha esagerato con gli annunci aumentando la confusione: c'è già chi vede nel Governo uno scontro tra i ministri più vicini al premier, prima fra tutte la vice Soraya Saenz de Santamaria, e il super ministro dell'Economia, Luis de Guindos - già nei popolari con José Maria Aznar, già responsabile di Lehman Brothers in Europa, già manager di Endesa - l'uomo chiamato per risolvere la grande crisi.

Ieri assieme agli investitori anche Bruxelles ha fatto arrivare messaggi contrastanti sulla crisi spagnola e sull'affidabilità dell'attuale Governo conservatore che pure può contare su una larga maggioranza in Parlamento e ha davanti a sé un'intera legislatura per lavorare senza assilli elettorali. La Commissione Ue ha espresso giudizi «positivi» sulle misure di risanamento previste per il 2012 ma ha anche detto di attendere ulteriori «dettagli» e in particolare «i bilanci delle Regioni» per poter valutare nel complesso l'azione del Governo di Madrid.
L'Europa ha dei dubbi, fatica a fidarsi di Madrid. Del resto sono passati solo pochi mesi da quando la Spagna - a cavallo tra la stagione socialista e la vittoria elettorale dei conservatori - diffondeva incertezza sui mercati dichiarandosi incapace di contenere il disavanzo come concordato entro il 6% del Pil e sforando fino all'8,5% di quasi 30mila miliardi. Ed è trascorso solo un mese da quando Rajoy decideva - a margine dell'ennesimo vertice europeo, in tutta autonomia e senza concordare alcunché con i partner continentali - di ammorbidire gli obiettivi sul deficit definiti con gli altri Paesi dell'Unione.

Avrebbe dovuto scendere al 4,4%, ha promesso di contenere il disavanzo nel 5,3% del Pil. Ma ci sono fondati dubbi che ce la possa fare. Secondo gli analisti Rajoy dovrà recuperare - tra maggiori imposte e minori spese - circa 30 miliardi quest'anno. Ma le tensioni sul debito, i costi sociali della disoccupazione e soprattutto la recessione (con il Pil del 2012 in calo dell'1,7%) potrebbero portare il fabbisogno intorno ai 50 miliardi di euro. «Saranno decisivi - spiegano gli analisti di Barclays - il prossimo vertice con le regioni per concordare la riduzione della spesa e ancora di più i risultati nel risanamento del primo trimestre». I mercati e l'Europa avranno nuovi elementi per capire e decidere se fidarsi della Spagna.

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