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Questo articolo è stato pubblicato il 13 aprile 2012 alle ore 08:19.

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Nella liturgia barocca e parareligiosa con cui il regime nordcoreano celebra i suoi riti e i suoi miti, il 15 aprile 2012 è una data di massima rilevanza: in quel giorno si festeggia il centesimo anniversario della nascita di Kim Il-sung, che a quasi 18 anni dalla sua morte rimane formalmente il capo dello Stato in virtù della sua carica di "presidente eterno".

In occasione delle celebrazioni del compleanno del suo fondatore il regime di Pyongyang ha consentito a un numero insolitamente alto di giornalisti e visitatori stranieri di varcare l'impermeabile confine nordcoreano per assistere, naturalmente sotto occhiuta e asfissiante sorveglianza, al proprio esibizionismo propagandistico. Alla guida di un Paese poverissimo e vitalmente legato agli aiuti alimentari provenienti dal mondo esterno, verso cui peraltro non si perita di manifestare il più profondo disprezzo, il regime nordcoreano ama mostrare periodicamente il torace, in dimostrazioni di forza che risucchiano enormi risorse economiche dalle sue casse già molto malmesse. Così, rinnovando il consueto piglio provocatorio, a margine delle celebrazioni per la nascita del patriarca, Pyongyang ha lanciato un razzo a lunga gittata Unha-3, con una portata fino a 9mila km, che porta con sé un satellite per l'osservazione terrestre.

Il lancio, come riferisce l'agenzia di stampa nordcoreana Kcna, è fallito: il satellite Kwangmyongsong-3 (stella splendente) per l'osservazione terrestre recita il comunicato è stato lanciato alle «ore 7 (l'1 in Italia), 38 minuti e 55 secondi», ha detto la Kcna, ma il vettore Unha-3, fatto partire dalla base aerospaziale di Tongchang-ri, si è disintegrato solo dopo pochi minuti di volo («uno o due», secondo il ministro della Difesa di Tokyo), all'apparenza a causa del mancato distacco tra i diversi moduli ed è caduto nel mar Giallo orientale.

Al di là della sua funzione celebrativa di superpetardo con cui festeggiare il genetliaco del presidente eterno Kim Il-sung, il lancio missilistico deciso da Pyongyang ha irritato e preoccupato le cancellerie di tutto il mondo. Il capo del Centro di comando generale del Comitato spaziale di Pyongyang, Paek Chang-ho, si è affannato in questi giorni a ripetere il mantra della versione ufficiale fornitagli dai superiori, secondo cui l'iniziativa aerospaziale nordcoreana sarebbe soltanto un tentativo civile e assolutamente pacifico di lanciare nello spazio un satellite per monitorare le condizioni meteorologiche.

Lo scopo sarebbe quello di aiutare l'agricoltura e l'economia del Paese, che nella propaganda del regime è sempre immutabilmente «una nazione prospera e forte», gagliardamente proiettata verso orizzonti gloriosi. Eppure gli Stati Uniti, il Giappone, il Regno Unito e gran parte dei governi del mondo sono convinti che il lancio del razzo Unha-3 sia un test balistico missilistico dissimulato, nel contesto del pervicace tentativo di Pyongyang di sviluppare il proprio programma nucleare. Ma il regime nordcoreano è ben deciso a omaggiare il compleanno di Kim Il-sung, e il quasi altrettanto importante ottantesimo anniversario della creazione dell'Esercito popolare che cade il 25 aprile, con i fuochi d'artificio della pirotecnia missilistica. D'altronde Pyongyang, sempre per bocca del già citato Paek Chang-ho, ha ribadito quanto poco gliene cali delle opinioni altrui: «Davvero non ci interessa cosa pensi il mondo esterno; questo lancio è fondamentale per sviluppare il nostro programma spaziale e la nostra economia».

Intanto la Corea del Sud, avvezza alle provocazioni del vicino settentrionale, è andata ieri al voto in elezioni politiche in cui la partita si è giocata perlopiù su altri temi, mentre alcuni Paesi interessati dalla traiettoria del razzo nordcoreano, come ad esempio le Filippine, hanno deciso prudenzialmente di correggere le rotte dei propri voli di linea. E Tokyo ha minacciato di abbattere il razzo di Pyongyang qualora esso transitasse in modo pericoloso all'interno dello spazio areo giapponese. Secondo alcuni analisti la Corea del Nord avrebbe deciso di proposito di fare una mossa missilistica che accresca, almeno temporaneamente, il proprio isolamento nel contesto internazionale, per consentire al suo nuovo leader, il giovane Kim Jong-un, di ambientarsi al vertice della "corte" che lo circonda protetto da un guscio di perfetta separatezza dal mondo esterno. Infatti proprio in questi giorni – sotto il consueto manto di segretezza, in cui aprono minimi spiragli soltanto i calibratissimi lanci dell'agenzia di stampa ufficiale di Pyongyang – il regime sta procedendo a una serie di rituali che accompagnano l'assunzione nel cielo politico nordcoreano del "Caro Leader" Kim Jong-il, defunto il 17 dicembre scorso, e il conferimento a suo figlio Kim Jong-un, che gli è succeduto, dei crismi nominalistici che lo collochino nel posto d'onore all'interno della topografia del potere.

La Conferenza del Partito coreano dei lavoratori ha appena ripercorso il tragitto seguito dopo la morte di Kim Il-sung, attribuendo un titolo ad infinitum al figlio Kim Jong-il, a cui è stato attribuita postuma la carica di "segretario generale eterno" del partito unico, "come conseguenza della unanime volontà e del desiderio di tutti i componenti del partito e del resto del popolo". Rimasti a corto di titoli altisonanti, già tutti attribuiti ai leader defunti, per Kim Jong-un, il nipotino del presidente eterno Kim Il-sung che da qualche mese guida la Corea del Nord, è stata inventata una nuova carica ad hoc, quella di "primo segretario del partito". Nel contesto del cauto ridisegno della geografia del potere nordcoreano rientrano anche le imminenti nomine all'Ufficio politico del Comitato centrale del Partito per riempire due posti vacanti, lasciati liberi dallo stesso Kim Jong-il e da un alto ufficiale dell'esercito recentemente scomparso.

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