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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2012 alle ore 08:53.
Alessandro Del Piero (LaPresse)
Un mercoledì da leoni per la Juve, o meglio, un mercoledì da leone per Alex Del Piero che piazza un'altra zampata sulla corsa scudetto, scavalca il Milan e raggiunge il traguardo delle 700 partite in maglia bianconera. Ce ne sarebbe abbastanza per erigere un monumento in mezzo al campo ma l'ultima cosa che vuole il capitano è ricevere un premio alla carriera. Per quello ci sarà tempo. Adesso la storia la sta ancora scrivendo da protagonista.
Dopo la vittoria di martedì sera del Milan sul Chievo, con momentaneo sorpasso, tutti a pensare (e molti a sperare) che per la legge dei grandi numeri la Juve, ancora imbattuta, avrebbe anche potuto cadere contro la Lazio. E invece no. Non molla una virgola la squadra di Conte. E proprio con una punizione del numero 10 risolve una partita dominata in lungo e in largo in cui però, ancora una volta, i bianconeri hanno palesato l'unico limite di questa stagione, la difficoltà di mettere a frutto tutto il ben di Dio che costruiscono. Risultato in bilico fino a dieci minuti dalla fine dopo il gol del vantaggio di Pepe e la risposta immediata di Mauri. Lo Juventus Stadium era stato più volte sul punto di esplodere ma le offensive precedenti si erano infrante con regolarità sul muro difensivo eretto dagli uomini di Reja o tra le manone di uno strepitoso Marchetti. E allora Conte estrae il solito coniglio dal cilindro e Pinturicchio non delude. Calcio di punizione e portiere che non vede neanche il tiro partire. Sentimenti contrastanti animano la tribuna vip di casa Juve: la gioia della vetta e la consapevolezza che ‘sbarazzarsi' del capitano a fine stagione, volontà ribadita con parole diverse dai vertici societari, non sarà un'impresa facile a meno di non essere pronti ad affrontare una sollevazione popolare.
E notte di festa è stata anche per un altro numero 10, Francesco Totti. Come l'omologo bianconero, il giallorosso rilancia, con un gol su assist di Osvaldo, le ambizioni dei suoi nell'affollatissima corsa al terzo posto e lo fa contro una diretta avversaria, l'Udinese. Mai così felice Luis Enrique dopo il 3-1 inflitto alla squadra di Guidolin. Certo, al momento la terza piazza è ancora occupata dalla Lazio, che si mantiene in quota con tre punti di vantaggio sui friulani nonostante la sconfitta, ma i cugini si fanno sotto e i punti che separano le due romane ora sono solo quattro. I tre punti conquistati dalla Roma sono ancora più preziosi nel giorno in cui il Napoli frana in casa contro l'Atalanta (1-3) mettendo in mostra il logorio di una stagione dispendiosissima giocata su livelli molto alti in Europa e in Italia. Ma attenzione perché anche l'Inter di Stramaccioni torna in corsa. Una gara in salita quella di San Siro dove il Siena passa in vantaggio con un gol di D'Agostino poi viene raggiunta da un colpo di testa di Milito. Ed è ancora l'Argentino a raddoppiare, questa volta dal dischetto grazie a un calcio di rigore procurato da Nagatomo.
Napoli e Inter ora sono appaiate a 48 punti ma mentre i nerazzurri si stanno ritrovando, la squadra di Mazzarri si sta perdendo e forse inconsciamente potrebbe decidere di allentare la presa e puntare tutto sull'appuntamento di fine stagione che vale di più: la finale di Coppa Italia con la Juvenus. Nuovi scenari si aprono invece in coda alla classifica dove Novara e Cesena sembrano ormai spacciate ma il terz'ultimo posto è un campionato nel campionato. In attesa di capire cosa accadrà stasera nel posticipo-salvezza tra Bologna e Cagliari, tremano inaspettatamente Genoa e Fiorentina che, pareggiando in casa rispettivamente con Cesena e Palermo, sprofondano nel pantano del rischio retrocessione. Il Lecce infatti non solo vince fuori casa e in rimonta una partita difficilissima sul campo del Catania ma si dimostra in ottima salute e assolutamente in grado di tirarsi fuori dai guai con le proprie risorse. Ora il Genoa, ben più vulnerabile soprattutto in difesa, dove mostra le lacune più gravi, ha due soli punti di vantaggio sui salentini.
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