
In una domenica di lutto per lo sport italiano non arrivano grandi soddisfazioni neanche dall'Italia in Formula 1 a meno di non andare a cercare il buon Aldo Costa, che ha contribuito a portare per la prima volta sul gradino più alto del podio la Mercedes dopo l'ultima combinata di pole position e vittoria di un certo mago del volante, chiamato Fangio, che risale al Gp di Monza del 1955. L'onore di questo ritrovato doppio successo è toccato al più giovane e meno esperto del team, il figlio d'arte Nico Rosberg, che dopo diverse stagioni nella classe regina delle automobili da corsa iniziava a suscitare molte perplessità, considerando che non era ancora stato in grado di concretizzare fino in fondo il buon potenziale che tuttavia ha sempre dimostrato. Ma il vento è finalmente girato a suo favore e il giovane Nico, poliglotta e acculturato driver di origina tedesca ma di adozione monegasca, entra così nell'esclusivo club dei piloti capaci di aver trasformato la prima pole in vittoria. Dopo tanti bocconi amari, quindi, Rosberg jr ha raggiunto l'ambito traguardo nel migliore dei modi: primo il sabato e primo la domenica, senza fra l'altro soffrire troppo l'attacco degli avversari.
È una gara che ha visto la Mercedes al trionfo completo, poi, sotto il ruolo di motorista: il libro d'oro ha registrato dopo di lui Button ed Hamilton, meritevoli di aver saputo gestire la gara al meglio delle loro possibilità nonostante non potessero più credere nella vittoria già molto prima della fine. Ma ogni bella rosa non è mai priva di spine: se la storia darà ragione al giovane figlio di Keke per aver riportato la stella a tre punte al vertice di questa disciplina, è anche vero che la stessa casa madre non ha saputo offrire una vera chance a Michael Schumacher, costringendolo a ritirarsi ancora una volta per colpe non sue: un pasticcio al pit stop con la sostituzione dell'anteriore destro gli ha impedito di proseguire per più di poche curve. Ed è stato uno dei momenti più decisivi e memorabili di una gara per il resto abbastanza annacquata: Schumi è stato l'unico a ritirarsi e in tutta la giornata non c'è stato nemmeno un contatto importante o altri eventi eventi di un certo spessore. Vittoria tutta tedesca a parte, probabilmente la domenica di corse a Shanghai verrà ricordata per aver visto transitare sotto la bandiera a scacchi tutte le auto dei team di terza fascia. Un vero record considerando le pessime premesse dei primi appuntamenti di quest'anno, dove si ricordano enormi problemi di affidabilità e passi gara talmente lenti da mandare su tutte le furie Vettel e disturbare piloti anche iper corretti come Button.
Sorpresa Mercedes a parte, che vive di rendita per il vantaggio tecnico del suo alettone, (ormai benedetto dalla Fia e probabilmente in corso di riproduzione da molti altri team), la giornata di oggi ha registrato comunque una Red Bull in recupero lento ma inesorabile, nonostante la sfiducia ereditata da un sabato orribile nel quale Vettel non era nemmeno entrato nella Q3. Invece oggi il campione in carica è salito quatto quatto fino al terzo posto vero, soffiato da Hamilton e dal suo compagno solo nelle ultime battute.
Una gara all'insegna della costanza, quindi, con acuti per pochi piloti ma non per quelli da cui ci si aspettava grinta e performance: il pupillo Ferrari è infatti partito nono e arrivato nono. Ma non ha niente da recriminare a se stesso: la macchina era lenta, specie in rettilineo, e il troppo traffico di una midfield zone con distacchi contenuti in pochi decimi non lo ha aiutato. Anche se sicuramente, fra tutte le disgrazie di giornata, la cosa che rode di più il fegato di Alonso è l'onta di essere finito dietro le Williams.
Dagli schermi tv infatti un Maldonado anche troppo ottimista sembrava ostacolare molti piloti di punta nei sorpassi che necessariamente seguono i pit stop, ma alla fine ha di nuovo portato la sua macchina a punti, e pure davanti a entrambe le Ferrari. Molti però gioiranno per Senna, migliore del suo compagno: forse le aspre critiche nei suoi confronti durante l'inverno non le meritava e aver chiuso settimo non fa che bene alla sua carriera. Sesto è Grosjean, a sorpresa: sembrava più lento di Raikkonen, il quale nei primi giri trottava fra i cinque o sei davanti, ma alla fine è precipitato al quattordicesimo, appena dietro a Massa, ancora una volta protagonista di strategie alternative con gli pneumatici ma del tutto incapace di entrare in gara. Come accennato, magra consolazione per il quinto posto di Vettel, scalzato anche da Webber proprio nel finale che lo aveva visto virtualmente sul podio per diverse tornate. Ora però la musica è cambiata per entrambi: la McLaren è leader dei costruttori, con Hamilton e Button saldamente in testa al mondiale piloti, seguiti da Alonso e da un Webber sempre più razionale e calcolatore e da un Vettel probabilmente in piena crisi di identità.
Decimo ma meritevole di menzione è sicuramente Kobayashi: non un risultato memorabile in sé, ma la sua gara è stata comunque ricca di significati per la sua vita agonistica. Innanzitutto ha tagliato il traguardo davanti a Perez che, a Sepang, sembrava quasi potesse rappresentare l'elisir per rivitalizzare le Ferrari. E poi, anche a causa di una calcolata strategia dei top team a proposito del sempre temibile consumo delle gomme, Kamui ha messo un segnalino nella storia sua e del Giappone facendo registrare il giro più veloce della domenica: un fatto importante per una nazione che non registrava questo tipo di prestazione in Formula 1 dal lontano 1989.
Il momento più emozionante? Forse l'impennata di Webber poco dopo la metà: le monoposto non sono fatte certo per divertire il pubblico andando su due ruote come i dragster americani! Ma per fortuna non era né un fatto di potenza né un preludio a un terribile decollo come l'australiano aveva già mandato in scena con il terribile incidente a Valencia nel 2010 toccando Kovalainen. Ha fatto invece tutto da solo uscendo di pista: si è trattato comunque solo di un sobbalzo troppo forte che però non ha fatto male a nessuno. Come del resto tutta la gara: salvo al cuore di Schumi che, da oggi, potrebbe aver meno voglia di pulsare dall'adrenalina di vincere per entrare nella hall of fame Mercedes. Il suo giovane scudiero gli ha tolto infatti una delle più importanti chance per brillare nel firmamento di Stoccarda. Un fatto che per il sette volte campione potrebbe essere difficile da accettare.
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