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Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2012 alle ore 14:59.

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Pressing delle imprese sul Governo per modificare il Ddl Fornero che ha iniziato l'esame parlamentare (in Commissione Lavoro del Senato) mercoledì scorso.
Domani i tecnici delle associazioni datoriali si rivedranno (l'ultimo incontro c'è stato venerdì) per limare le proposte emendative da portare ai partiti e al presidente del Consiglio, Mario Monti. L'obiettivo è arrivare a un documento comune, viste anche le convergenze su alcuni punti critici del disegno di legge registrate nel corso degli incontri precedenti (i numeri uno di Confindustria, Abi, Ania, Alleanza delle Coop, Rete Imprese Italia si sono incontrati già mercoledì 11 aprile).

Sul tappeto non solo la flessibilità in entrata, con l'aggravio dei costi (anche burocratici) per i contratti a termine. Nel mirino delle imprese ci sono pure le nuove regole sui licenziamenti, dove si dovrebbe chiarire, in particolare, quando scatti il reintegro nei licenziamenti economici, definendo quindi meglio il concetto di «manifesta insussistenza» del fatto posto alla base del licenziamento per giustificato motivo economico.
Per quanto riguarda invece il tentativo (preventivo e obbligatorio) di conciliazione da esperire prima di un licenziamento economico, un aspetto critico lamentato dalle imprese è quello che le attuali disposizioni non prevedono, nel caso di esito negativo della conciliazione, che l'effetto del licenziamento retroagisca al momento in cui il datore di lavoro ha avviato la procedura (un chiarimento invece necessario per evitare che comportamenti simulati del lavoratore - come per esempio, una malattia - impediscano al licenziamento di avere effetto e di estinguere quindi il rapporto di lavoro).

Sulle partite Iva (e nello specifico sul doppio salto che le convertirebbe, se fittizie, in contratti a tempo indeterminato), secondo Confindustria, andrebbe capovolta l'impostazione e salvaguardati i genuini rapporti di lavoro autonomo. E si potrebbe quindi pensare che i parametri individuati (per far scattare la stretta) possano essere invece utilizzati per determinare l'obbligatorietà dei controlli.
Sulla flessibilità in entrata grande attenzione è posta sui contratti a tempo determinato. Nei giorni scorsi la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia aveva criticato la nuova disciplina che non ha riscontri in Europa. E a rincarare la dose sono arrivati pure i presidenti di Confcommercio e Confartigianato, fortemente critici contro l'eccessivo aumento dei costi dei rapporti di lavoro a termine. Di qui il possibile intervento di estendere l'esenzione dall'aggravio dell'1,4 per cento di costi contributivi a quelle fattispecie di lavoro per i cui i contratti collettivi hanno riconosciuto il carattere di stagionalità.

Inoltre il Ddl presentato dal ministro Fornero limita al primo contratto di sei mesi la possibilità, per il datore di lavoro, di non specificare la causale del rapporto: ciò ne penalizza l'utilizzo e il termine andrebbe tolto.
Da cancellare sarebbe anche il prolungamento degli intervalli temporali tra un contratto a tempo determinato e il successivo (passati da 10 a 20 giorni, a 60 e 90 giorni, a seconda se il contratto duri meno o più di sei mesi) perché rischia di compromettere la produzione (specie di quelle aziende legati ai prodotti da ricorrenza). E nel computo dei 36 massimi di durata del contratto a termine andrebbero tolti i periodi in somministrazione: è una ulteriore penalizzazione del contratto a tempo determinato, sostengono gli imprenditori.
Cl. T.

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