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Questo articolo è stato pubblicato il 15 aprile 2012 alle ore 08:11.

Se finora Mario Monti ha potuto leggere i report dei sondaggi con qualche soddisfazione, adesso, lo farà con qualche preoccupazione. Non che in una situazione economica ancora così critica sia semplice mantenere il consenso ma – certo – vedere che l'indice di fiducia si è raffreddato mette sul tavolo un po' di domande. Innanzitutto le cifre di questo calo: Euromedia Research e Swg lo danno al 47%, cioè sotto la fatidica soglia del 50%, mentre Ipsos lo tiene al 55% ma registrando una scivolata di 10 punti. Il fatto non è tanto nel numerino ma nella tendenza in discesa che tutti e tre gli istituti confermano anche se la spiegano con ragioni differenti. E qui si arriva a quelle domande che questo calo mette in scena e a quanto cruciale diventi il prossimo vertice sulla crescita.
Le prime risposte prova a darle il presidente di Swg, Roberto Weber: «Onestamente penso possa scendere ancora: l'opinione pubblica è stata indotta a pensare che con i sacrifici si uscisse dall'emergenza e invece sta scoprendo che non è così. L'altra ragione di questo raffreddamento nasce con la vicenda dell'articolo 18, cioè l'accordo fatto dal premier con Pd-Cgil e ora la trattativa con il Pdl, che ha mostrato Monti più come attore politico che come arbitro. Insomma, comincia ad assomigliare agli altri...».
Sembra che davanti al dato di una fiducia meno brillante verso il premier, i politici di professione – in costante contatto con i sondaggisti – ne abbiano tratto non solo spunti di soddisfazione ma si siano affrettati a girare la rotta. «Il Pdl in particolare, perdeva consensi perché non faceva più il suo mestiere: rappresentare gli interessi dei suoi elettori e mediare con il Governo. Tutto è cambiato con la riforma del lavoro. E, infatti, dopo la trattativa con Monti il Pdl è risalito al 25% e il Pd è rimasto al 26-27% senza cedere voti alla sinistra».
La spiegazione è di Alessandra Ghisleri di Euromedia e dà anche il senso di quello che accadrà d'ora in poi. E cioè che i partiti si faranno sempre più portatori di quel malessere raccontato dal calo di fiducia verso Monti. Per la Ghisleri si lega «ai costi alti della cura che ha imposto – dal fisco al rincaro delle bollette – senza che vi sia la prospettiva certa di una ripresa», mentre Luca Comodo di Ipsos parla della «grande questione-equità» che comincia a imporsi nell'agenda dei cittadini. «Quello di cui l'opinione si lamenta – continua Comodo – è che Monti ha fatto il rigore a danno dei soliti noti. Ci si aspettava una misura forte sui grandi settori protetti, dalle banche agli evasori o ai grandi commis di Stato, e invece non è arrivato nulla. Questo influisce nella presa di distanza dal premier».
Proprio questo malessere, declinato nelle sue varie forme dai sondaggisti, sta diventando la nuova agenda dei partiti. E anche il possibile Vietnam del premier che rischia di tirare a campare fino al 2013 sotto i colpi del fuoco amico. Non è un caso che Angelino Alfano abbia cavalcato il «no» delle imprese sul lavoro e ora apra il dossier Imu e Iva. Né è casuale che Pierluigi Bersani risponda con la richiesta di una patrimoniale e ingaggiando un braccio di ferro sugli esodati. Ciascuno, insomma, torna a fare il suo mestiere e a rappresentare il proprio elettorato dopo una fase in cui tutti parlavano del "bene del paese" e di "interessi generali". «Non è che ora si dimenticano gli interessi del Paese ma, piuttosto, prima eravamo in una fase patologica mente ora siamo nella fisiologia. Cioè i partiti tornano a fare il loro mestiere ed era anche ora!», lo dice come uno che è stato troppo in apnea, Stefano Fassina. Ma il rischio è di rivedere i partiti di lotta e di governo? «Il problema di cui forse i tecnici non si accorgono – ribatte Fassina – è che delle loro scelte ne rispondono i partiti. Siamo noi che ci mettiamo la faccia».
Il problema però è pure la "faccia" dei partiti. Perché se Monti perde qualche colpo, le forze politiche stanno peggio. E la controprova è l'exploit di Beppe Grillo. La quotazione di Swg è la più alta (7,2%), la più bassa è della Ghisleri – intorno al 5% – mentre l'Ipsos lo dà sopra al 6 per cento. Su queste cifre i partiti non solo hanno fatto un salto, ma stanno ripensando anche allo schema proporzionale della nuova legge elettorale che spalancherebbe le porte del Parlamento ai "grillini" con qualche fastidio pure per l'Idv e Sel. E siccome – forse – non molto è destinato a cambiare fino alle elezioni 2013, su Grillo si potrebbe concentrare il combinato disposto della rabbia verso i partiti e dell'anti-montismo da malessere sociale. Uno scenario che turba i calcoli di chi progetta la vittoria.
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